sabato 3 giugno 2017

L'intestino insegna: la mente non si trova nel cervello!

di Alberto Carrara
Coordinatore del GdN e Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani

Una evidenza in più sul fatto che la mente non sia localizzata e contenuta nel nostro cervello ci giunge dalla scienza stessa, in particolare dalle neuroscienze e dalla gastroenterologia. 
Un importante studio pubblicato online sulla rivista Gastroenterology lo scorso 27 maggio da un gruppo (numeroso) di ricercatori della McMaster University (Hamilton, Ontario) in Canada, ha dimostrato l’effetto benefico di un probiotico nella sintomatologia associata alla depressione. La ricerca clinica ha coinvolto per 10 settimane 44 persone adulte che manifestavano un quadro sintomatologico nel quale erano co-presenti sintomi associati alla sindrome dell’intestino irritabile (SII o IBS dall’inglese Irritable Bowel Syndrome), come tratti noti della depressione. Lo studio a doppio-cieco placebo-probiotico ha utilizzato nello specifico il Bifidobacterium longum NCC3001. 
Le evidenze riportate dai ricercatori sono che questa sostanza, da una parte, ha contribuito al miglioramento delle condizioni della sindrome intestinale, dall’altra, ha ridotto in modo significativo gli indici depressivi (Depression Scores) andando a modificare (riplasmare) in modo positivo l’attività cerebrale. Il miglioramento del quadro psichiatrico dei pazienti, e di conseguenza della loro qualità di vita, è stato correlato con le modificazioni dei patterns di attività cerebrale registrati tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI). Tale rimodellamento cerebrale indica l’effetto benefico del probiotico nel ridurre la riattivazione del sistema limbico (diverse aree del cervello associate al controllo dell’umore si sono modificate a seguito dell’assunzione del probiotico).

Lo studio contribuisce ulteriormente ha gettare luce sulla mutua relazione (comunicazione) ed interdipendenza tra l’ambiente microbiologico intestinale (microbiota) e il cervello, come spiega il professor Premysl Bercik, uno degli autori dello studio intervistato dal sito NeuroscienceNews.Com
Questi dati aprono importanti scenari terapeutici, in particolare, nei confronti delle patologie psichiatriche primarie, come la depressione. 

Ricordo che uno dei primissimi studi pionieristici che postulava l'esistenza di un'asse microbiota-intestino-cervello (figura sottostante) quale concetto "emergente" risale ad un articolo del 2012 su Nature Review Neuroscience



La nostra mente è un complesso funzionale e dinamico che non si localizza soltanto nel cervello, ma che si beneficia (o meno) della necessaria ed intrinseca comunicazione del cervello con il resto del nostro corpo, in particolare, con l’intestino. Se si vuol dirla così, non è il cervello la sede della mente, bensì il nostro corpo-vivente, noi! 

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