sabato 10 giugno 2017

TSC2017. La scienza della coscienza – 1

di Alberto Carrara

Si conclude oggi la settimana mondiale annuale più grande – almeno come partecipazione, numero di conferenze, sessioni parallele, workshop, esibizioni e quant’altro – dedicata alla coscienza (consciousness), la TSC (The Science of Consciousness) che quest’anno è stata ospitata a San Diego, California (anche se l’anno scorso era stata annunciata a Shanghai, China).  
Questo maxi evento globale si è aperto formalmente il 5 giugno scorso e si concluderà oggi, sabato 10. 
Vorrei presentarvi, a grandi linee, le principali sessioni plenarie, coloro che vi hanno partecipato, coloro che non vi hanno partecipato (in effetti, a chi si cimenta nella comprensione e riflessione sulla coscienza a 360°, ad un colpo d’occhio sulla lista dei relatori principali, mancano alcuni dei big sul tema! come Giulio Tononi e Christof Koch, ad esempio), ed alcune delle questioni tra neuroscienze, filosofia della mente, antropologia e neuroetica che più emergono. Oggi mi concentrerò sul primo giorno, il via ai lavori!
Le sessioni plenarie sono iniziate il 6 giugno. La tematica della prima sessione è stata un classico: la questione se i robot, se una macchina, possa avere, un giorno, coscienza.

Ad aprire i lavori un big della scienza “perfetta”, la matematica, Sir Roger Penrose (1931-), matematico, fisico e cosmologo britannico di Oxford, il quale ha presentato come possa la coscienza sorgere entro un contesto naturalistico retto dalle leggi della fisica contemporanea (How can Consciousness Arise Within the Laws of Physics?), in particolare della fisica quantistica.

Successivamente, Joscha Bach di Harvard, ideatore del Cognitive Artificial Intelligence The MicroPsi Project, con un intervento intitolato Consciousness as a Memory of Coordinating Attention: The Conductor Model of Consciousness e Hartmut Neven, di Google, esperto in computer quantici, con una relazione su Quantum AI, “Possible Roles of Quantum Effects and Subjective Experience in Artificial Intelligence”, hanno “completato” – se si può dire così in una riflessione tutta aperta considerando il fatto evidente che dal punto di vista neuroscientifico la coscienza resta ad oggi un gran mistero! – il quadro fisicalistico avviato da Penrose.

Questa prima sessione in sostanza conferma il mainsteam più diffuso – almeno tra neuroscienziati e filosofi della mente – la coscienza resta un evento che, seppur misterioso, comunque dev’essere immanente, “chiuso” e da comprendersi esclusivamente all’interno di un universo fisico, attraverso quell’unico linguaggio che ne possa dare un peso ed un valore accettabile, quello della fisica.

Se il fisicalismo (o monismo fisico) resta oggigiorno la “credenza” (belief) maggioritaria all’interno delle neuroscienze e della filosofia della mente, bisogna ricordarsi che tale antropo-visione, se comparata democraticamente con ciò che pensano e credono le persone – non solo “comuni”, ma anche coloro che provengono da ambiti culturali ed accademici diversi (basti pensare l’ambito economico, giuridico, artistico, eccetera) – risulta evidentemente una minuscola minoranza. In effetti, l’UNESCO ha stabilito che circa l’86% della popolazione mondiale crede in una dimensione trascendente, crede cioè che l’uomo raccolga in sé non soltanto materia, ma anche “altro” dalla materia.


Sono gli stessi scienziati – quelli capaci di autocritica – a constatare che l’opzione per una determinata cosmovisione od ontologia non può essere “provata” empiricamente, consiglio la lettura di un questo eccellente articolo (se ne auspicano molti di questo spessore!) ad accesso libero e pubblicato sulla rivista Front. Integr. Neurosci. 10 (2016): 41: Methodological Problems on the Way to Integrative Human Neuroscience.

(continua nei prossimi giorni)

Nessun commento:

Posta un commento