venerdì 15 settembre 2017

Neurobioetica. Nuovi modelli interpretativi della psicopatologia


Alberto Carrara, L.C.
Membro Corrispondente della Pontificia Accademia per la Vita (PAV)
Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN), Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani – Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (Roma)

Abstract
In questa lezione il docente offrirà un’ampia, anche se non esaustiva, prospettiva interdisciplinare frutto di quel “matrimonio” (wedding) tra filosofia e neuroscienze che è la neuroetica (neuroethics, N-F. Wagner – G. Northoff 2015) e che verrà declinata nell’ambito proprio della psichiatria e psicoterapia contemporanea. Emergerà una vera e propria “neurobioetica psichiatrica” (psychiatric neurobioethics) che non prenderà soltanto in considerazione le questioni etiche relative alla deontologia psichiatrica e psicoterapeutica (N. Levy – S. Clarke 2008), i dilemmi dell’uso e abuso psicofarmacologico, le possibilità e le problematiche relative all’applicazione delle più sofisticate neuro-tecnologie in ambito clinico psichiatrico, ma comprenderà, in modo integrativo, le questioni antropologiche più salienti relative al cosiddetto rapporto o relazione mente-cervello (E. H. Cheung 2009). Emergeranno, a partire dal “padre” della psicopatologia Karl Jaspers (T. Fuchs 2014) diversi modelli.

L’orizzonte sarà quello della dimensione dialogica dell’incontro medico-paziente in contesto psicoterapeutico (B. Callieri 1996). L’interrelazione o interrelazionalità intrinseca di tale nesso verrà declinata dal docente secondo lo schema seguente che cercherà di riportare la riflessione clinica all’imprescindibile, e molte volte implicito, contesto di simbiosi tra modello antropologico e modello psichiatrico che dall’oggettività del “caso” passi all’esperienza intersoggettiva di rapporto e incontro con la persona umana “sofferente” (B. Callieri 1983).    
Il percorso suggerito dal docente in questa lezione inizia con l’approfondimento del concetto e la storia delle “neuroscienze” (S. T. Casper 2014; A. P. Wickens 2015; S. T. Casper – D. Gavrus 2017). Successivamente, verrà spiegato come la multidisciplinarietà propria delle neuroscienze ha aperto e contribuito a quella riflessione interdisciplinare che, dal 1973 prende il nome di “neuro-ethics” (neuroetica, A. A. Pontius 1973; 1993).

Dalla narrativa storica e dalle definizioni di neuroetica (G. Northoff 2009; N. Levy – J.Clausen 2015; A. Lavazza 2016), dalle questioni etiche in ambito neuroscientifico (T. Fuchs 2006), il docente entrerà nel merito delle cosiddette clinical neuroscience (neuroscienze cliniche) per comprendere il paradigma relativo a quella “strana coppia” mente-cervello che verrà adottata sin dalla fine degli anni ’60 in ambito psichiatrico. Si comprenderanno concetti come: la forma di argomentazione a-posteriori, i 5 principi chiave della “psichiatria biologica” (E. R. Kandel 1998; 1999), il modello di circolarità causale bottom-up/top-down in ambito neurologico-psichiatrico-filosofico. Verrà fornita una visione integrale ed integrativa di ciò che si intende con “cervello” (T. Fuchs 2011) e “mente” (W. Glannon), se ne espliciteranno alcune relazioni importanti: quella mente-corpo (Embodied Mind) e quella mente-ambiente (Embedded Mind).

A questo punto, verranno approfonditi alcuni settori che evidenziano il ruolo causale del mentale sul fisico: dalla psicoterapia alla “trascendenza” nella cura, dal neurofeedback (NFB) alla realtà virtuale. La clinica dimostrerà, anche in ambito neurologico, quell’ “oltre” (beyond) al riduzionismo fisicalista che evidenzierà come noi esseri umani ci caratterizziamo per non essere né macchine, né fantasmi (G. Ryle 1949; 2009); né cervelli, né fantasmi (W. Teed Rockwell 2005); né fantasmi, né macchine (J.Sherman 2017).

Infine, per delineare “una psichiatria e una psicoterapia che amino la persona umana integrale” (G. O. Gabbard 2007), il docente prenderà in considerazione due psichiatri contemporanei fecondi nell’ambito della riflessione neuroetica: Thomas Fuchs e Georg Northoff. 


La malattia psichica non può essere considerata in modo riduttivo, alla luce delle moderne neuroscienze, delle evidenze clinica e della riflessione neuroetica, soltanto ed esclusivamente come “malattia cerebrale” (disease of the brain, T. Fuchs 2012).

Nessun commento:

Posta un commento