martedì 26 settembre 2017

Premio “Ragione Aperta”: la neurobiologia della morale al primo posto!

di Alberto Carrara

Quest’oggi all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA, aula Master, 1° piano) e all’Università Europea di Roma (UER), si sta svolgendo un importante incontro interdisciplinare, un vero e proprio “laboratorio neuroetico”. Ad aprire i lavori dell’intera giornata, la prima vincitrice del prestigioso Premio “Ragione Aperta” (Razón Abierta 2016; 100.000 euro suddivisi in 4 premi da 25.000 euro ogni anno) promosso dall’Università Francisco de Victoria (UFV, Madrid, Spagna) e dalla Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger.

La dottoressa Darcia Narvaez, dell’Università Notre Dame, Indiana (USA), professoressa di psicologia, esperta in sviluppo della moralità dalla prospettiva evoluzionistica, ha vinto il concorso 2016 “Ragione Aperta” con la pubblicazione della sua ricerca condensata nel volume di 456 pagine intitolato: Neurobiology and the Development of Human Morality: Evolution, Culture and Wisdom (W. W. Norton & Company, 2014; pubblicazione all’interno della serie: Norton Series on Interpersonal Neurobiology).

La proposta originale di Darcia Narvaez combina, secondo un approccio interdisciplinare (tipico della ricerca in campo neuroetico) che interfaccia e fa dialogare dati ed evidenze che derivano dalle neuroscienze, dalla psicologia, dalla genetica dello sviluppo, dalla psichiatria, dalle scienze filosofiche, come dei pezzi di un puzzle che compone un quadro antropologico “ampio” e “aperto”.

Questa proposta fa emergere un’essenza umana realista ed efficace per uno sviluppo integrale dell’essere umano (flourishing of the human being). L’uomo appare quale un animale sociale: un sistema biologico psico-sociale che si sviluppa dinamicamente secondo una circolarità bottom-up/top-down che, se da un verso va dalla genetica e dalla sua espressione attraverso le interazioni con l’ambiente (epigenetica) e risale alle sue implicazioni nella costituzione psichica del soggetto (bottom-up), viene influenzata bi-direzionalmente dall’influsso dell’ambiente e da fattori positivi e/o negativi del mentale nei confronti della biologia (top-down).

Animali sociali che, come afferma nel suo recentissimo volume I am not a brain (settembre 2017) Gabriel Markus, sono per essenza animali mentali (mental animals), una mente che, allo stesso tempo per la sua stretta unità con il biologico risulta incorporata (embodiel-mind) e situata (embedded-mind). 

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