sabato 2 settembre 2017

Trapianto di testa nell’uomo: rivoluzione…?

Alberto Carrara, LC

Una delle tematiche emergenti e, per alcuni, sconvolgenti all’interno della riflessione interdisciplinare che prende il nome di neuroetica (o neurobioetica) è certamente quella conosciuta come “trapianto di testa nell’uomo” (HHT, Human Head Transplant). La rilevanza dell’HHT non si colloca in modo scontato sull’indubbio impatto mediatico. Nel 2013 e nel 2015, infatti, il neurochirurgo italiano Sergio Canavero ha annunciato al mondo di aver sviluppato una tecnologia chirurgica per poter realizzare la sostituzione di gran parte della corporeità, per la quale la testa di un essere umano avrebbe potuto ricevere il corpo di un donatore.

Stringendo in questi ultimi anni, una collaborazione con il gruppo cinese del chirurgo ortopedico Xiaoping Ren, Canavero ha prodotto diversi lavori soprattutto utilizzando il modello animale più famoso: il topo. Lo studio pubblicato ad aprile 2017 ha suscitato grande scalpore per le immagini di un topo con due teste.

Uno dei lavori pubblicati in quest’agosto, avrebbe, a detta del dott. Canavero, “dimostrato” che l’utilizzo di una molecola detta PEG (polietilenglicole), ha la capacità di ristabilire la funzionalità motoria in topi con totale resezione della colonna vertebrale.

L’HHT viene presentato come “rivoluzione” nell’ambito medico: dovrebbe cioè essere un vero e proprio “passo in avanti” nella chirurgia riparativa.

Ma non solo chirurgicamente l’HHT troverebbe la sua rilevanza, anche dal punto di vista filosofico e persino teologico. Basta ascoltare il breve video-sfida che Canavero ha lanciato dal portale Ooom.com ad aprile: si parla di “anima”, si parla di chi siamo, di chi è l’uomo, da cosa è costituito, di qual è il suo scopo e il suo fine su questo Universo. Ecco il collegamento, il perno che, come un “ponte”, mette in comunicazione questa procedura chirurgica con gli scenari sci-fi del cosiddetto trans e postumano. Non a caso, il più grande e rilevante progetto transumanista contemporaneo, quello del milionario russo Dmitry Itskov denominato 2045, ha incorporato l’HHT come una delle prime fasi verso quella neo-umanità digitalmente immortale.

(continua)

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