mercoledì 15 novembre 2017

Alberto Magno, protettore dei neuroscienziati e neurobioeticisti!

San Alberto Magno
Alberto Carrara. Molto probabilmente i 2/3 degli esseri umani, e dentro quel terzo che resta, la maggior parte dei cristiani, e un buon numero di cattolici, sono ignari che oggi, 15 novembre, si celebra un gran santo e dottore della Chiesa (Papa Pio XI, 1931), un gran teologo, un gran filosofo, un gran scienziato e Patrono dei cultori delle scienze naturali (16 dicembre 1941, Papa Pio XII): Alberto della nobile famiglia Bollstadt, vissuto tra il 1200 e il 1280, detto “magno” per la vastità (oggi diremo, per l’interdisciplinarietà) del suo sapere. Per una breve storia clicca qui.

Vorrei solo soffermarmi sul fatto che: se è il patrono dei cultori delle scienze naturali e se, tra le scienze della natura, le neuroscienze oggi ne sono un settore rilevante, allora, Alberto Magno è il patrono dei neuroscienziati, dei cultori di neuroscienze, e perciò dei neurobioeticisti!


Non c’è da stupirsi (anche se molti lo saranno) che Alberto abbia compiuto numerose ricerche in ambito di quel misterioso organo che presiede alla coordinazione ed integrazione di tutto dell’uomo che è il cervello. Studiò a Padova, uno dei grandi centri culturali, ed integrò i molti saperi nella ricerca della verità di chi siamo

Sintetizzo alcuni passaggi della riflessione neuroetica di Alberto Magno

Tra le sue scoperte in ambito neuroscientifico ricordo che nell'ambito della neurofisiologia della visione, Alberto Magno individuò alcuni fenomeni oggi noti come nistagmo vestibolare (vestibular nystagmus) e monocromatismo bastoncellare (rod monochromacy, completa cecità dei colori che si accompagna a fotofobia). 
Utilizzando l’osservazione clinica, Alberto postulò la decussazione delle fibre nervose ottiche al chiasma ottico; inoltre, concepì le funzioni cognitive superiori in associazione al cervello, interpretò sogni e patologie neuropsichiatriche sulla base di reazioni che coinvolgevano l’organo della cosiddetta cogitativa: il cervello

Alberto seppe integrare le concezioni galeniche e della patristica dei secoli IX-XI con le scienze naturali greche (da Aristotele) e con gli apporti della medicina araba (P. Theiss et al., Vision and cognition in the natural philosophy of Albert the Great (Albertus Magnus), Doc Ophthalmol 86 (2),1994, pp. 123-151).

Alberto Magno contribuì alla classificazione e neuro-localizzazione dei cosiddetti sensi interni (Nicholas H. Steneck, Albert the Great on the Classification and Localization of the Internal Senses, Isis Vol. 65, No. 2, Jun., 1974, pp. 193-211). Ad esempio, nella sua Physica, libro 7°, Alberto considera che la causa (materiale ed efficiente) delle alterazioni del giudizio che si verificavano in soggetto ubriachi e dementi era da attribuirsi ad un alterato flusso degli umori localizzati a livello cerebrale. Magistrale il suo testo De Anima, libro 2, trattato 4, capitolo 7° in cui stratifica i centri cerebrali corrispondenti ai 5 sensi:

“[I peripatetici] situarono il senso comune nella parte anteriore del cervello, un luogo umido e morbido, laddove concorrono i nervi sensoriali dei cinque sensi [esterni] come verso un centro. Esiste in seguito un luogo cerebrale più duro, a causa del freddo, considerato come il magazzino delle forme, dove le forme sono ritenute e stabilizzate, per cui più tardi fu chiamato tesoro (thesaurus) di forme o immaginazione. Nella prima parte media della cella cerebrale [ventricolo], calda perché vi arriva il flusso di numerosi spiriti animali, essi situarono l'estimativa, che seleziona e attiva le intenzioni [significati delle immagini]. Il magazzino dove sono conservate quelle immagini si chiama memoria, che essi ritengono situata nella parte posteriore del cervello, un luogo secco a causa dei nervi motori che partono da lì. Ne è un segno il fatto che una lesione in quella regione comporta una perdita o una lesione della memoria in tutti gli animali. La fantasia, dall'altra parte, raccoglie sia le intenzioni sia le forme. Fu situata nella parte media della cella cerebrale, come un centro collocato tra l’immaginazione e la memoria. Segno di ciò è il fatto che una lesione della cella media provoca un disturbo nel regime ordinato della vita animale, dato che così gli animali non possono fare uso di forme e di intenzioni adeguate e diventano furiosi e rabbiosi” (traggo il testo da J. J. Sanguineti, Neuroscienza e filosofia dell’uomo, EDUSC, Roma 2014, p. 39; rimando a questo testo per ulteriori approfondimenti pp. 38-46).

L’integrazione della psicologia greco-araba con la fisiologia galenica che Alberto propose è un esempio emblematico di progresso scientifico. Egli ideò un modello di integrazione e localizzazione delle funzioni (lui li chiamava “poteri o potenze”) percettive, cognitive e mnestiche in base alle aree cerebrali allora note che interagivano con l’intelletto umano immateriale

Alberto descrisse condizioni patologiche quali l’amnesia, le crisi epilettiche (note sin dal Male Sacro ippocratico) e stati psicotici e li interpretò quali disfunzioni del cervello (Theiss P., Albert the Great's interpretation of neuropsychiatric symptoms in the context of scholastic psychology and physiology, J Hist Neurosci 6 (3), 1997, pp. 240-256).

Come ebbe modo di sottolineare Papa Benedetto XVI nel 2010, per “la vastità e la profondità della sua dottrina” Alberto Magno fu detto “Doctor universalis”; “egli ha ancora molto da insegnare a noi. Soprattutto, sant’Alberto mostra che tra fede e scienza non vi è opposizione... Un uomo di fede e di preghiera, quale fu sant’Alberto Magno, può coltivare serenamente lo studio delle scienze naturali e progredire nella conoscenza del micro e del macrocosmo, scoprendo le leggi proprie della materia, poiché tutto questo concorre ad alimentare la sete e l’amore di Dio. La Bibbia ci parla della creazione come del primo linguaggio attraverso il quale Dio – che è somma intelligenza – ci rivela qualcosa di sé. Il libro della Sapienza, per esempio, afferma che i fenomeni della natura, dotati di grandezza e bellezza, sono come le opere di un artista, attraverso le quali, per analogia, noi possiamo conoscere l’Autore del creato (cfr Sap. 13,5)… Sant’Alberto Magno ci ricorda che tra scienza e fede c’è amicizia, e che gli uomini di scienza possono percorrere, attraverso la loro vocazione allo studio della natura, un autentico e affascinante percorso di santità” (Udienza Generale del 24 marzo 2010: Sant’Alberto Magno).

Sotto la protezione di Alberto Magno, auguri a tutti i neuroscienziati, i cultori di neuroscienze e i neurobioeticisti!

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