lunedì 6 novembre 2017

Il cervello vulnerabile delle baby miss: nuova sfida per la neuroetica

Alberto Carrara

Sabato 28 ottobre a Taranto, in occasione della presentazione del libro-denuncia di Flavia Piccinni “Bellissime” che svela cosa si nasconde dietro il mondo delle baby miss, all'interno dell'evento sulla Bellezza promosso dalla Brain Research Fondazione onlus, nel mio intervento ho cercato di applicare la riflessione interdisciplinare della neuroetica al particolare e concreto contesto portato a galla dalla Piccinni.
Partendo da alcuni cenni sulla definizione di neuroetica e di neuroestetica, ho brevemente illustrato la genesi e lo sviluppo del sistema nervoso, e in particolare del cervello, dalla nascita alla sua ‘piena’ maturità. 


Ripercorrendo a grandi linee le importanti modifiche che dai 0 ai 18-22 anni avvengono a livello dell’organo più misterioso e affascinante dell’Universo, il cervello umano, ho evidenziato come per il suo carattere plastico e dinamico, quest’organo e di conseguenza il soggetto a cui ‘appartiene’, si denotino per una specifica vulnerabilità.

Come avvenne nel 1973 nel contesto della ‘battaglia’ mossa dal medico di Harvard Alma Annaliese Pontius nei confronti del comportamentismo ignorante dei dati neuroanatomici e neurofisiologici dello sviluppo del neonato (questo fu il contesto di nascita della neuroetica!), oggigiorno, alla luce dei casi dolorosi e drammatici di bambine modelle morte a causa di sfinimenti inumani, la riflessione neuroetica va portata al centro del dibattito. 


La nostra biologia è etica di per sé! La nostra neurologia, la sua conoscenza dovrebbe essere la base per la riflessione etico-morale, e perciò bioetica, relativa non soltanto a questi casi, ma a qualsiasi dilemma che sorge nella nostra società.


Diversi concetti emergono dall'interfaccia tra neuroscienze e riflessione filosofica sull'essere umano. Uno di questi è quello di 'stratificazione' che va associato a 'moltidimensionalità': ecco come si può visualizzare una cosiddetta 'stratificazione multidimensionale' dell'essere umano:



Questa visione anti-riduzionistica che emerge dalle neuroscienze e dai progetti colossali sulle stesse (The HBP o Human Brain Project europeo e The BRAIN Initiative USA, lanciati nel 2013), si fonda su un altra parola chiave: 'complessità'. L'umano e ogni sua caratteristica, risulta complessa, direi, 'multifattoriale', 'multidimensionale'. 


Ripercorrendo brevemente la morfologia e fisiologia del cervello, ho concentrato la mia analisi sullo sviluppo dinamico del cervello nelle fasi di vita relative alla nascita, all'infanzia e all'adolescenza:


Come le neuroscienze ci stanno insegnando, un'estrema dinamicità coinvolge la nostra esistenza dai 0 ai 18-22 anni:


Una neuro-dinamicità fatta di crescita cellulare (neuro-genesi, ma non solo, glia-genesi) , di strutturazione del tessuto cerebrale, di apoptosi (o morte cellulare programmata) funzionale a costituire un'architettura matura dell'organo più prezioso che possediamo:




Questa vitalità del nostro sistema cerebrale non è indifferente all'ambiente, ai fattori esterni, ai fattori sociali e culturali, a quello che oggi si conosce con il termine tecnico di epigenesi. Proprio per la sua plasticità, il cervello in sviluppo del bambino, della bambina, risulta estremamente sensibile in positivo (fattori promuoventi o potenzianti) e in negativo (fattori destrutturanti). Da qui sorge la vulnerabilità di questo sistema neuronale in sviluppo. 


Tale neuro-vulnerabilità ci colloca, nel contesto della neuroetica, nel contesto di alcune considerazioni di carattere 'normativo'

ciò che promuove lo sviluppo pieno della maturità cerebrale è da considerarsi 'buono' e da incoraggiare, sostenere e tutelare, mentre, tutto quello che ostacola, frena o fa regredire tale sviluppo, risulta 'cattivo' e perciò da evitare e proibire. 


Un’appropriata neuro-cultura che sappia integrare i dati neuroscientifici in un contesto più ampio che è quello antropologico, potrà beneficiare tanto lo sviluppo dei nostri giovani, come saprà prevenire importanti traumi bio-psico-sociali che oggi hanno una ricaduta economica ingente e un impatto sociale, molte volte, devastante.

Per seguire l’intero mio discorso potete cliccare qui (minuto 15:30).

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