martedì 5 dicembre 2017

Automata: robotica, coscienza e neuroetica

Automata (2014)
Alberto Carrara. Si intitola Automata la pellicola d’azione diretta da Gabe Ibáñez nel 2014 e basata su un futuro distopico di una società post-industriale altamente tecnologica, ma alla deriva, in cui si sviluppano cyborg autocoscientiInsomma, una neuro-robo-pellicola sci-fi che però ha molti elementi che sono, in parte e con molte distinzioni, già una realtà (almeno non così diffusa come in futuro sarà!). Mi sono occupato diverse volte di cinematografia, neuroscienze e robotica su questa pagina; in particolare nel mese di luglio del 2015.

A cosa mi riferisco quando affermo che molti elementi di questi film sono una realtà? 

Mi riferisco, in primis, allo sviluppo di macchine androidi, alcune simili all’essere umano, tanto da rassomigliarci, tanto da leggere – i sofisticati programmi di AI, intelligenza artificiale, di cui queste macchine sono dotate –  le nostre micro-espressioni facciali e riconoscere le nostre emozioni più profonde, come Sophia della Hanson Robotics o la recentissima Erica.


Sophia (Hanson Robotics)
In secondo luogo, Automata fa riferimento agli sviluppi delle neuroscienze contemporanee per quanto concerne i circuiti e i meccanismi che supportano la coscienza umana ed estrapola, valicando i confini, la possibilità che anche i robot androidi possano sviluppare un’autocoscienza autoriflessiva e creativa. Automata (2014) apre così la strada al successivo Humandroid Chappie (2015). 

Questa visione sottende un’oramai obsoleta concezione della mente umana secondo l’analogia computazionale della macchina di Turing sviluppata dallo stesso scienziato sin dal 1950. La concezione computazionale del mentale che esplose negli anni ’60-70, anche se rimane in alcuni neuroscienziati e tecnoscienziati odierni come una sorta di  “dogma” assodato, in realtà è stata ampiamente superata (proprio perché falsa!) dagli sviluppi neuroscientifici degli ultimi due decenni che sottolineano quanto il cervello, meglio, il sistema nervoso, sia una realtà dinamica e altamente complessa, interagente ed interdipendente con tutti i grandi sistemi della corporeità (dal sistema immunitario, a quello endocrino, dal sistema digerente a quello linfatico…) e con l’ambiente esterno. Inoltre, il sistema nervoso è epigeneticamente suscettibile alle interrelazioni con altri esseri animati ed inanimati, in particolare con altri esseri umani in uno sviluppo progressivo e complessificante. 

Insomma, come ci insegna il professor Miguel A. L. Nicolelis, pioniere sugli studi neurofisiologici relativi alla corteccia motoria e alle interfacce cervello-macchina nell’animale e nell’uomo, la visione computazionale della mente è stata sostituita con una concezione dinamica, incorporata e situata del mentale in cui che intrinsecamente lo sostiene, supporta e produce: il vivente biologico!

La trama di Automata è abbastanza semplice: ci troviamo, come spesso accade nei film, in un futuro, di tipo distopico, siamo nel 2044. In quel periodo la nostra amata Terra è vittima del riscaldamento globale e della cattiva tutela dell’ambiente, oramai avviata verso una desertificazione irreversibile. Sembra un presagio abbastanza realista!
L’uomo, giunto alla deriva, divide il suo spazio vitale con i robot Pilgrim 7000, prodotti per combattere la desertificazione.
Sean Wallace (Dylan McDermott) è un poliziotto che scorge, defilato e con fare quasi malvivente, un androide nell’atto di ripararsi una gamba da solo, contravvenendo alle norme che regolano il codice della robotica (le famose leggi di Asimov). Successiamente Jacq Vaucan (Antonio Banderas) agente assicurativo che indaga su alcuni presunti casi di manomissione degli androidi da parte di un esperto del settore che cerca l’umanizzazione dei robot, scopre che il poliziotto ha sparato al Pilgrim come fosse un criminale umano ed assieme al poliziotto, si reca nella sala in cui l’androide è conservato dopo lo sparo per eseguire una sorta di autopsia.
La conferma arriva direttamente, esiste un ‘orologiaio’ (termine che indica un esperto in manomissioni robotiche) il quale si è prefisso lo scopo di riconvertire i Pilgrim 7000 in robot umanizzati, dotati di una sorta d’intelligenza (coscienza) pseudo-umana. Lo scopo è ora quello di ricercare l’orologiaio, al fine di scongiurare una mutazione droide in grado di generare ibridi tra l’uomo e il mondo dei robot i quali prenderebbero con facilità il possesso della Terra a scapito dei propri costruttori.

Nick Bostrom
Per altri commenti inerenti al tema rimando ai miei post del 24 febbraio 2015 su androidi, intelligenza e mani; e alla serie di articoli del luglio 2015 sulla cyber-security, sull’evoluzione dei cyborg soldati, sul protocollo relativo al campo di battaglia immaginato dagli esperti per il 2050, eccetera, in particolare il post del 10 luglio 2015 intitolato Humandroid, il futuro è dei robot?

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