sabato 23 dicembre 2017

I am not a brain! Non sono il mio cervello! Il ‘neo realismo’ di Markus Gabriel – 1

I am not a Brain. Philosophy of Mind
for the Twenty-First Century

(Polity Press, Cambridge 2017
Alberto Carrara. Il giovanissimo filosofo tedesco Markus Gabriel (classe 1980), aderente alla contemporanea corrente del nuovo realismo (secondo il neologismo introdotto in Italia dal filosofo Maurizio Ferraris e nel volume all’introduzione a p. 13 definito da Gabriel come New Realism ‘a vision of the idea that we can actually grasp the rality as it is in itself by way of our mental faculties’) e del cosiddetto nuovo esistenzialismo (concetto introdotto e definito da Gabriel a p. 17), continua a destare clamore con l’uscita della traduzione inglese, curata da Christopher Turner, di ‘I am not a Brain. Philosophy of Mind for the Twenty-First Century’ (Polity Press, Cambridge 2017; ‘Non sono un cervello. Filosofia della mente per il 21esimo secolo’), volume di 240 pagine annunciato agli inizi di quest’anno e disponibile da settembre 2017. Titolo per alcuni accattivante, suggestivo, per altri, banale, ovvio e scontato.
A pochi giorni dall'uscita in formato cartaceo, il 21 settembre, il noto neuroscienziato Steven Rose ne vergò, frustrato, una breve recensione.

Ho saputo di questo volume attraverso le segnalazioni Google sulle nuove uscite di libri o articoli contenenti parole chiave come ‘filosofia’, ‘mente’, ‘neuroscienze’ ‘neuroetica’, eccetera. Mi ha colpito il titolo chiaramente e apertamente anti-neuro-riduzionista, anti-identitarista (secondo le più in voga teorie dell’identità psico-neurale) e anti-eliminativista (secondo l’eliminativismo dei coniugi Churchland). Inoltre, impartendo nel secondo semestre, cioè da febbraio 2018, un corso prescritto di ‘introduzione alla filosofia della mente’ agli studenti della laurea magistrale in filosofia (Ateneo Pontificio Regina Apostolorum a Roma) e di ‘neuroetica’ agli studenti della laurea magistrale in psicologia (Università Europea di Roma), volevo leggere gli ultimi volumi in materia per mantenermi aggiornato. Ecco cosa mi ha spinto ad acquistare il libro di Gabriel e a leggerlo quasi di un sol fiato: curiosità e aggiornamento; insomma, i due motori del ricercatore (chiamatelo ‘topo da biblioteca’, a me piace di più il termine ‘intellettuale’).

Markus Gabriel
Voglio offrire ai miei lettori alcuni spunti di riflessione che questa lettura mi ha suscitato. Lo farò gradualmente, poco a poco, iniziando dall'introduzione e da una parte dell’ultimo capitolo (quasi una sorta di conclusione che formalmente non c’è), per poi soffermarmi su ciascuno dei 5 capitoli che compongono la riflessione di Gabriel: 1. Da cosa è in gioco nella filosofia della mente 2. Alla coscienza 3. All’auto-coscienza 4. Alla considerazione dell’ ‘io’ (o Self) 5. Per concludere con la libertà (Freedom).

Scorrendo rapidamente l’indice due paroline ‘magiche’ sono balzate alla mia attenzione, i due pilastri antropologici per eccellenza – almeno a mio avviso – le due chiavi di costituzione per una filosofia dell’uomo e cioè: coscienza e libertà. Non a caso, anzi, corroborando il fatto che sono le realtà più essenziali di noi esseri umani, questi due concetti, e le realtà ad essi sottese, sono quelli più chiamati in causa nel ‘tribunale neuro-determinista’ o neuro-essenzialista, cioè da coloro che, forti nella credenza che il cervello sia il locus esclusivo ed escludente di spiegazione di tutte le multiformi e complesse funzioni e capacità dell’umano, adottano un’interpretazione antropologica e una visione socio-culturale neuro-centrica (e per alcuni, da veri e propri ‘neuro-maniaci’, secondo la definizione degli italiani P. Legrenzi e C. Umiltà, 2009).

La prima considerazione al volume che vorrei condividervi riguarda qualcosa che spesso, troppo spesso, ci si scorda di leggere e di analizzare. Forse penserete alla dedica, ma non è solo questa.

La dedica c’è anche se in un luogo insolito quasi occulta sulla pagina a fronte della copertina e dice: ‘For Marisa Lux Become who yuo are!’, frase significativa, un vero e proprio ‘motto’, che immagino vada diretto alla figlia, e che sottolinea una delle tensioni più caratterizzanti di tutta la filosofia occidentale incarnata dalla disputa tra Parmenide ed Eraclito tra il divenire e l’essere, tra dinamismo e staticità.

Ciò che molti non considerano è la frase (o serie di frasi), spesso di celebri autori, che chi scrive apporta in calce aprendo il proprio volume. Gabriel Markus ne sceglie una, una frase di un grande filosofo, teologo e scrittore danese: Søren Aabye Kierkegaard (1813-1855) tratta dall’opera del 1844 ‘Il concetto dell’angoscia’ (The Concept of Anxiety).

(continua)…

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