sabato 2 dicembre 2017

La neurochirurgia si interfaccia con l'idea del trapianto di testa - sintesi della tavola-rotonda

di Giulia Bovassi. Abstract. La prima edizione del Corso di Perfezionamento in Neurobioetica, Neurobioetica e Transumanismo, è entrata appieno nel vivo della problematica principale non solo del corso, ma di tutto il percorso di ricerca e approfondimento che, da qui ai prossimi cinque anni, impegnerà il Gruppo di Ricerca interdisciplinare in Neurobioetica (GdN), ovvero il trapianto di testa e con esso l'apertura effettiva del panorama Trans e Post-umanesimo. Il neurochirurgo di fama internazionale, il prof. Aldo Spallone, lo scorso 24 novembre, ha delineato lo scontro-incontro fra neurochirurgia e l'evento tanto atteso.
Grazie alla lezione tenuta dal neurochirurgo di fama internazionale, il prof. Aldo Spallone, lo scorso 24 novembre, in occasione del terzo incontro del Corso di Perfezionamento in Neurobioetica, Neurobioetica e Transumanismo, moltissimi studiosi partecipanti, hanno avuto accesso alla specificità pratica del tema oggi al centro delle attese nel panorama neuroscientifico e non solo. P. Alberto Carrara, coordinatore del GdN e del Corso di Perfezionamento, già nei precedenti incontri aveva preparato un terreno, aggiornato fino ai più recenti sviluppi, nozionistico scientifico e filosofico, su possibilità, aspettative e traguardi del movimento Trans e Post-umanista. 
In accordo con la struttura stessa del Corso, infatti, l'esigenza è quella di mostrare la quantità e la qualità delle problematiche sollevate da questo intervento, che determinerà nettamente nuove risposte dal confronto interdisciplinare, nonché il primo passo verso l'escalation prefissata dai nomi interni ai due noti movimenti, Trans e Post-umanismo.

Durante la presentazione introduttiva, si sono ripercorse le tappe già compiute nelle precedenti lezioni del corso: il cosiddetto trapianto di testa è il vicino, probabile, traguardo transumanista agognato, che agita le menti di coloro i quali se ne occupano. L'intera filosofia precedente la sperimentazione di Canavero, però, è la stessa alla base del famoso progetto 2045, i cui presupposti culturali sono di natura fortemente critica nei confronti dell'attuale società, ragion per cui la redenzione dovrà avvenire con un nuovo tipo di umanità, concretizzabile nell'era dell'immortalità digitale. Inquietudine e speranza sono le due opposte reazioni e percezioni dinanzi a questa visione futura dell'umanità, barcollante tra un miglioramento di se stessa e il pericolo che, nel tipo di miglioramento, quale appunto quello ricercato con Immortality Project, non veda abbastanza l'umanità al punto da rischiare di perderla. La prossimità dei nodi problematici degli oggetti d'interesse neuroetico (autonomia personale, privacy, identità soggettiva, diritti ed uguaglianza in ambito terapeutico a fronte dei costi che simili interventi richiederebbero, ecc..) è già elemento di discussione a livello politico internazionale.

Quanto spiegato dallo stimato neurochirurgo Aldo Spallone ripercorre la storia accademica e professionale del collega Canavero, accennando al legame tra l'attuale progetto Heaven/Gemini e l'idea di poter trapiantare il cervello umano in una macchina nel 2020 dando al mondo una nuova specie umana, con una preoccupazione, una sensibilità particolare, verso la questione del dolore agli albori della sua carriera, ripercorrendo la trama che ne ha ispirato lo studio. Il neurochirurgo torinese, assieme al collega cinese Ren Xiaoting, propone una serie di esperimenti, considerati parecchio fumosi da buona parte della comunità scientifica, che si rifanno per la parte tecnica a protocolli standardizzati, senza mitigare dubbi preesistenti circa alcuni passaggi, ad esempio l'utilizzo del sigillante PEG, la cui funzione dovrebbe garantire il ripristino dell'integrità della fibra nervosa tagliata; un artificio tecnico fonte di ampio scetticismo. 

Vi sono dunque alcune forti perplessità sulle tempistiche del tentativo fissato per il prossimo 17 dicembre: sembra infatti che diverse personalità della comunità scientifica considerino i tempi prematuri, in particolare a causa del problematico inghippo nell'allacciamento fra i due midolli spinali. Ammettendone la riuscita, gli scenari possibili sono sostanzialmente tre: il trapianto riesce, ma il paziente non riprende conoscenza; il paziente riprende conoscenza, ma non si sa cosa accadrà per il midollo (essendo un trapianto a sezione cervicale alta dove la sopravvivenza in media è di 4 anni); testa e midollo funzionano e Canavero compie con successo l'impresa (evidentemente le ultime due ipotesi alimentano questioni di tipo culturale, giuridico, geopolitico, filosofico, spirituale, bioetico,ecc… le medesime analizzate in questo Corso). Chiaramente occorre, al di là della fattibilità o meno della procedura, soffermarsi su chi sarà il “paziente-ibrido”, risultato dalla procedura, tema portante dell'indagine filosofica insieme alla riflessione puramente bioetica sul margine definitorio di salute e malattia, terapeutico o non terapeutico, che fra le altre questioni si colloca nella frattura fra Ren e Canavero dove il primo sostiene finalità prettamente terapeutiche, mentre il secondo ha ammesso pubblicamente l'intento 2045 ovvero l'immortalità. 

Come sapientemente introdotto dal Rettore Magnifico dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, P. Jesús Villagrasa, e poi ripreso dal direttore della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani, il giurista Alberto García, l'emergenza incisa in questi «interventi medici radicali» è segnata da ricadute su moltissimi fronti. Il trapianto di testa -in modo particolare- reclama sensibilità maggiormente attente al consenso informato in gioco fra soggetti, pazienti, affetti da patologie gravi e debilitanti, ciascuno proveniente da contesti differenti e variegati politicamente e culturalmente, sicché, l'assunzione di responsabilità, già pienamente accolta ed esercitata nell'iter dialogico fra molteplici ambiti e settori coinvolti nella medesima conversazione, si fa ancora più pressante se considerata alla luce della persona, della sua centralità e dei valori umani, etici, che la interessano e la costituiscono integralmente, gli stessi riconosciuti dal diritto come strumento di tutela e garanzia, permanenti oltre le innovazioni possibili e in voce di una riflessione sulla loro eticità. 

Ecco che la riflessione antropologica sull'integrità e il valore della persona è quanto di più vicino vi sia all'ipotetico traguardo di Sergio Canavero: la complessità del trapianto testa-corpo non è esclusivamente una complessità squisitamente pratica, sappiamo infatti che anteposto al fare in quanto poter fare vi è l'analisi sul bene per la persona, che quella possibilità ostenta o meno. «Siamo in una frontiera (…) ciò che è in gioco è forse troppo»: coscienza, anima, identità, sono fattori qui posti in discussione, soggetti a nuovi linguaggi a seguito di un intervento che vorrebbe agire sulla e per la sofferenza di una condizione eppure, facendo ciò colpisce, ovviamente, tutta la persona dalla quale nessuna patologia o disfunzione può essere considerata dissociata. Il prof. García sottolinea, integrando l'assetto antropologico della questione, anche l'azione dei governi e degli Stati qualora si garantisse il buon esito della sfida del dottor Canavero. Non bisogna dimenticare le implicazioni sociali che richiedono da parte degli esperti di ricordare la centralità della persona e dei diritti umani come nucleo a partire dal quale le ramificazioni sociali dipartono e si coimplicano.

Fondamentale è ricomporre l'interrogativo circa il fine che conduce all'impiego di risorse umane e materiali, ovvero se il contributo all'umanità abbia qui un valore genuinamente distopico, a discapito dell'uomo e spinto dal potere legato al progresso o se, viceversa, sia eticamente pensabile (si potrebbe aggiungere anche necessario) una simile azione medica per coniugare quanto presentato e atteso per il prossimo dicembre con la vocazione propriamente terapeutica della medicina e di una ricerca al servizio dell'uomo perché ama l'uomo. Discernere dunque sulla natura del trapianto corpo-testa con spirito critico.

Quanto detto all'interno del terzo incontro del primo Corso di Perfezionamento in Neurobioetica induce a rivalutare il significato del limite come elemento caratterizzante l'umanità per non incappare nell'ombra di una nuova etica della dis-uguaglianza.

Nessun commento:

Posta un commento