lunedì 8 gennaio 2018

Dormi, dormi, sarai meno ansioso e stressato!

Alberto Carrara. Parola di esperti neuropsichiatri: le persone che dormono meno di 8 ore a notte possono avere una maggior predisposizione a sviluppare fenomeni ansiogeni e prodromi di quadri psicopatologici correlabili al disturbo depressivoNell'articolo di Jacob A. Nota e Meredith E. Coles, pubblicato online il 19 ottobre 2017 e in uscita sul volume n. 58, di marzo 2018 della rivista Journal of Behavior Therapy and Experimental Psychiatry (pp. 114-122), intitolato: Shorter sleep duration and longer sleep onset latency are related to difficulty disengaging attention from negative emotional images in individuals with elevated transdiagnostic repetitive negative thinking, i neuroscienziati del dipartimento di psicologia dell'Università di Binghamton negli USA mettono in guardia sull'eccessivo stress cerebrale causato dalla deprivazione di sonno. 

Focalizzandosi sui meccanismi corticali di inibizione top-down rispetto al controllo dell'attenzione nei confronti alle informazioni sottocorticali (limbiche) implicate nell'ingenerarsi di emozioni negative, gli autori sostengono che la durata più breve del sonno (sotto le 8 ore) e la latenza più lunga di inizio del sonno stesso, sono correlate alla difficoltà di distogliere l'attenzione dalle immagini emotive negative. Lo studio ha considerato 52 soggetti che presentano RNT, cioè individui con elevato pensiero negativo ripetitivo transdiagnostico (Repetitive Negative Thinking), disturbo associato al disequilibrio dei ritmi circadiani. La ricerca ha impiegato la neuro-tecnologia del cosiddetto eye-tracking, connesso a stimoli visivi, cioè immagini che possedevano la capacità di evocare diverse emozioni e stati d'animo. 

I dati ricavati, con le limitazioni della metodologia, il campione e la mancanza di un controllo negativo (cioè di soggetti sani), contribuiscono ad un ulteriore tassello nella comprensione di quella circolarità dinamica cortico-limbica e limbico-corticale (denominata a volte in questi settori top-down e bottom-up, anche se bisogna precisare l'uso di questa terminologia, a volte ambigua, in ambito neurologico-clinico, in contesto filosofico, eccetera) che regola la formazione e manifestazione delle nostre funzionalità e capacità mentali, emotive e cognitive. Interferenze negative, come quelle sottolineate in questo studio, hanno la capacità di deviare il progresso maturativo e strutturativo del nostro organo cerebrale e costituire la base neurofisiologica della manifestazione di quei prodromi di importanti patologie psichiatriche.

Per ulteriori approfondimenti consiglio la lettura, oltre che dell'articolo originale, della sintesi ed intervista al primo autore dello studio curata da NeuroscienceNews.Com e pubblicata il 4 gennaio 2018. 

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