venerdì 9 febbraio 2018

Analgesia, ipnosi e cure palliative: 60 anni di riflessioni neuroetiche della Chiesa Cattolica!


Alberto Carrara. Un tesoro nascosto? Sembrerebbe inverosimile ma è così: sessant'anni fa, nel 1957, non soltanto si parlava di analgesia - tema attualissimo se consideriamo le cure palliative, il biotestamento, le DAT, eccetera - ma in un contesto che oggi chiameremo neuroetico (la neuroetica come termine nasce nel 1973), si formulavano questioni etiche relative alla possibilità clinica di ridurre, attenuandolo, il dolore in pazienti sofferenti. Ma non soltanto questo. A farlo non erano soltanto i medici italiani, gli anestesiologi, riuniti nel loro IX congresso nazionale (15-17 ottobre 1956), bensì il Papa di allora, Pio XII. Inverosimile, vero? Ma, nuovamente, è proprio così!

Il 24 febbraio 1957 il ‘capo’ della Chiesa Cattolica Pio XII dirige un discorso, pubblicato poi nell’organo ufficiale di stampa Vaticano, l’Acta Apostolicae Sedis (gazzetta ufficiale della Santa Sede, abbreviata AAS n. 49, 1957, pp. 129-147), ed intitolato: ‘sulle implicazioni religiose e morali dell’analgesia’. Il testo si può reperire soltanto in lingua francese e spagnola dal sito ufficiale Vaticano tra i ‘discorsi’ del 1957 di Pio XII.
Tre sono le questioni neuroetiche che vengono fatte pervenire al Pontefice riguardo all’analgesia e che sono così formulate:

1.     Esiste un’obbligo morale generale di rifiutare l’analgesia e accettare il dolore fisico per spirito di fede?
2.     La privazione della coscienza e dell’uso delle facoltà superiori, indotta dai narcotici, è compatibile con lo spirito del Vangelo?
3.     È lecito l’impiego di narcotici, se per essi vi è un’indicazione clinica, in moribondi o in malati in pericolo di morte? Possono venir utilizzati, anche se l’attenuazione del dolore comporti una propabile riduzione della vita?

Papa Pio XII dopo aver considerato la natura, l’origine, lo sviluppo, il ruolo, i diversi tipi di analgesia, considera ciascuna delle tre questioni. Anche se per il cristiano il dolore fisico non costituisce un fatto meramente e assolutamente negativo, Pio XII riferendosi ad un altro suo discorso dell’8 gennaio 1956 relativo ai nuovi metodi di parto senza dolore, afferma un principio importantissimo che fa vedere come scienza e fede non si contraddicono, anzi, devono complementarsi a vicenda: la madre non è obbligata in nessun modo ad accettare tutti i dolori del parto e a rifiutare l’analgesia attraverso metodi naturali o artificiali; infatti, ‘l’uomo conserva – affermava il Pontefice – anche dopo la caduta, il diritto di dominare le forze della natura e di utilizzarle in suo servizio e, pertanto, i porre in tutti i mezzi che la natura gli offre per evitare e persino eliminare il dolore fisico’.

Rispondendo alla seconda questione relativa alla narcosi e alla privazione totale o parziale della coscienza di se stessi, Pio XII affronta il tema che ci riguarda, quello dell’ipnosi. Si, proprio così. Il Papa affermava: ‘Ma la consapevolezza di sé può anche essere alterata con mezzi artificiali. Che l’alterazione si ottienga attraverso narcotici o con l’ipnosi (che si può chiamare un analgesico psichico) non comporta alcuna differenza essenziale nella morale’. Pio XII definisce l’ipnosi come analgesico psichico, mezzo artificiale per fine analgesico.

‘L’ipnosi, tuttavia, - continua il Pontefice - anche considerandola esclusivamente in quanto tale è soggetta a determinate regole’. A questo punto vi è nel testo un altro riferimento al discorso dell’8 gennaio 1956 circa il parto naturale senza dolore.

‘Per quanto riguarda la domanda che ora ci occupa, si tratta di un’ipnosi praticata dal medico, al servizio di un ordine clinico, osservando le precauzioni che la scienza e l’etica medica richiedono, sia da parte del medico che la somministra, come del paziente che si sottomette ad essa’. Si applica in questa tipologia di analgesia, lo stesso criterio di giudizio morale valido per la soppressione della coscienza: ‘La conclusione dello sviluppo precedente può essere formulata come segue: entro i limiti indicati, e se le condizioni richieste sono osservate, la narcosi, che comporta una riduzione o soppressione della coscienza, è consentita dalla moralità naturale e compatibile con lo spirito del Vangelo’.

Pio XII formula una distinzione sull’ipnosi. Discerne una: (1) ipnosi in generale e una (2) ipnosi al servizio di un medico.
Quest’ultima, cioè l’ipnosi al servizio del medico – afferma il Papa nel 1957 – ‘in quanto è oggetto di ricerca scientifica, non può essere studiata da una qualsiasi persona, ma solo da un serio saggio, entro i limiti consentiti in tutta l’attività scientifica’.

Quest’oggi alle 17:00 approfondiremo il tema al GdN: tavola rotonda su ‘Ipnosi e ipnoterapia cognitiva. L’esperienza ipnotica in psicoterapia e in ambito palliativo’ diretta streaming qui.

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