martedì 7 agosto 2018

Il Transumanismo: protagonista del dibattito delle idee del Corriere - prima parte

di Alberto Carrara. L'inserto domenicale del Corriere della Sera 'La Lettura' n. 347 uscito il 22 luglio scorso ha dedicato la prima sezione 'Il dibattito delle idee' ad alcuni approfondimenti sul transumanismo e il postumano. 6 pagine, 5 contributi, e in aggiunta, 4 rassegne di libri sul tema. 
Il primo articolo lo firma Chiara Lalli che titola: L'umanità aumentata ed esordisce con una lapidaria affermazione: 'Siamo tutti un po' transumanisti' (p. 2). 

Il grande tema di fondo è quello della tecnologia, dello sviluppo tecnologico, e del suo significato: è qualcosa di naturale o sarà la nuova forza evolutiva che ci permetterà, un giorno, di superare i limiti della nostra biologia e convertirci in una nuova specie? Due sono i sensi che la Lalli attribuisce all'affermazione che tutti oggi siamo un pochino transumani: 
(1) il primo senso è, a suo avviso, letterale e si evince dall'uso e della sempre maggior ibridazione della tecnologia e dei suoi prodotti (radio, computer, telepass, RM, cellulari, eccetera) alla nostra corporeità biologica; (2) il secondo senso è allegorico e tocca uno degli snodi cruciali della riflessione transumanista: l'immortalità e il correlativo desiderio naturale dell'essere umano di vivere per sempre, di non morire definitivamente. Un corollario di tale desiderio è quello di 'stare meglio', di una vita terrena plus (+): cioè più lunga, e qualitativamente migliore sotto ogni dimensione (salute, esperienze, eccetera). 

Una frase balza all'occhio - e risuona all'udito interiore - 'la realtà immateriale è caduta sotto i colpi del materialismo': non ne sarei così convinto, oggi che le neuroscienze stesse, come la fisica quantistica, e numerose altre discipline scientifiche hanno contribuito a sfatare il mito del materialismo, troppo stretto e riduttivo in un universo dove non convivono soltanto massa ed energia, ma anche, e soprattutto, informazione. Ora, i transumanisti partono da queste premesse e le amplificano. Chiara Lalli definisce il transumanismo come 'uno sforzo continuo per superare la nostra condizione umana grazie alla tecnologia', e come 'una visione del mondo affascinante'

A questo punto sorge la domanda sul significato stesso di 'umano'. L'enfasi presentata nell'articolo è nettamente transumanista: la nostra biologia viene letta nella sua dimensione limitante, fragile, precaria, corruttibile, e allora i concetti, i termini più invocati sono quelli di 'superamento', 'miglioramento' (il famoso Enhancement), 'liberazione', 'eliminazione', 'evoluzione', eccetera. Siamo nella filosofia del transumanismo che si può riassumere nel concetto di 'OLTRE', 'BEYOND'. Ricordo il volume del 2003, disponibile gratuitamente online, Beyond Therapy: Biotechnology and the Pursuit of Happiness (The President's Council on Bioethics, Washington, D.C., October 2003) che richiama l'altro concetto implicito e sotteso nella riflessione transumanista: quello di felicità.

In fondo domina, per i transumanisti, l'idea negativa della biologia umana che andrebbe completamente sostituita, abbandonata, per liberare la soggettività individuale (la personalità di ciascuno) e farla persistere indefinitamente in nubi di cyberspazio, proprio come nella sci-fiction Transcendence (2014) o nell'ultima serie Netflix Altered Carbon (2018). Concordo con la Lalli sul fatto che ci troviamo in un apparente dualismo, un dualismo annacquato o 'light dualism' che in fondo non è che un ritorno al monismo immanentista: anche se caricate - attraverso il cosiddetto mind-uploading - le nostre coscienze estratte dal nostro tessuto cerebrale in una rete, la questione è l'evidenza di non aver raggiunto alcuna reale trascendenza. Si tornerebbe ad un monismo digitale, pur sempre immanente!

L'autrice cita il volume di Mark 'Connell To Be a Machine che a settembre uscirà nella traduzione italiana e il progetto 2045 del miliardario russo Dmitry Itskov. Chiara Lalli è sostanzialmente favorevole a questo panorama. 

Donatella Di Cesare nel firmare il contributo 'Un altro futuro: ma sfidare i limiti della nostra specie comporta rischi' mette in luce i rischi della cosiddetta 'ideologia dell'anti-destino', quella del transumanismo quale 'corrente di pensiero sorta negli anni Novanta' che mira a superare l'umano attraverso la tecnologia e la ridefinizione stessa della prassi medica, non più volta al ristabilimento dell'omeostasi dell'organismo umano, cioè all'equilibrio, ma volta a migliorare, potenziare, aumentare, superare. Sono citati importanti autori contemporanei: Nick Bostrom, Max More, Allen Buchanan, Raymond (o Ray) Kurzweil.

Proprio Kurzweil e l'informatico e biologo transumanista Aubrey de Grey sono i protagonisti delle due interviste di pagina 4 e 5 che sintetizzerò domani. 

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