giovedì 14 settembre 2017

Trapianto di testa nell’uomo: …verso l’immortalità?

Alberto Carrara, LC

(continua da Trapianto di testa nell’uomo: rivoluzione…?) Per plasmare concretamente il “ponte” che mette in comunicazione la procedura chirurgica del cosiddetto “trapianto di testa” con gli scenari fantascientifici, sci-fi, del cosiddetto trans e postumano, è utilissima la cinematografia. La cinematografia è una potente sintesi culturale della concezione sull’uomo, sulla sua origine e sul suo destino. Un libro che consiglio vivamente su quest’argomento è quello di Paolo Cattorini La libertà del cervello. Neuroscienze, etica e cinema, EDB, Bologna 2013, 186-187, come l’articolo (anche se un po' datato) di E. P. Wiertelak sull’uso pedagogico della cinematografia nelle lezioni di neuroscienze intitolato: And the winner is: inviting hollywood into the neuroscience classroom (2002).

Questa breve e per nulla esaustiva sequenza di cortometraggi può aiutare ad affacciarsi sui molteplici temi del transumano: da Matrix (1999) a Bourne Identity (2002) e Minority Report (2002), da Avatar (2009) a Transcendence (2014), da Lucy (2015) a Selfless (2015) e, infine, da Criminal (2016) all’ultimo media franchise composto da manga, anime, videogame e romanzi dal titolo emblematico di Ghost in the Shell (2017). Interessante è anche l’ultima evoluzione del videogioco Deus Ex: Mankind Divided, the Mechanical Apartheid (2016).

Un “filo rosso” che emerge da questa carrellata è la tensione nei confronti dei limiti umani, che diviene spasmodica ricerca per “sfuggirli” (anticiparli, ridurli, sino ad eliminarli totalmente). Il limite umano, antropologico, si convertirebbe in quella “porta” verso un possibile “oltre”. È il gran tema neurobioetico relativo a quell’ “oltre” (beyond di Beyond Therapy) che si plasma nel cosiddetto potenziamento (Enhancement).

Uno dei grandi limiti umani, dato dalla deperibilità della nostra biologia, è proprio quello della morte. Il nostro corpo biologico è destinato a morire!

Ecco che l’obiettivo finale, ultimo, definitivo e definitorio per la corrente “umanistica” del transumano è quello di poter raggiungere una sorta di immortalità virtuale (sarà poi necessario capire il “chi”, cioè il soggetto che dovrebbe raggiungerla). Per capire questo concetto basti ricordare (o vedere) il film Transcendence, in cui il neuroscienziato Will si converte in una “mente” digitalizzata e caricata in rete.

Se la cinematografia a volte ci appare un’inquietante incubo, in questo caso risulta il frutto di evoluzioni neuroscientifiche e tecnologiche (in particolare robotiche, cibernetiche,…) che si condensano in veri e propri progetti. Progetti non solo di ricerca, ma persino di strutturazione sociale, di evoluzione della specie. Non sono pochi gli intellettuali che puntano, alla Nick Bostrom, al passaggio da noi Homo sapiens a quello che “battezzano” come l’Homo cyber.

Tra questi progetti, forse il più insigne, certamente per vastità di fondi e di personaggi importanti del mondo scientifico, sociale, religioso, … coinvolti, è il Progetto Immortalità 2045 portato avanti dal milionario russo Dmitry Itskov sin dal 2011. Per una sintesi delle diverse tappe del progetto è possibile consultare il sito ufficiale del 2045; come intrattenersi nell’articolato servizio della BBC intitolato The Immortalist (2016).


(continua)

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