mercoledì 21 febbraio 2018

Tra noi e i robot un abisso incolmabile?

Alberto Carrara. Meno di un mesetto fa anche l'Ansa riprendeva la notizia diffusa dal Telegraph che il robottino Fabio, 'assunto' in un supermercato ad Edimburgo, dopo l'entusiasmo dei primi giorni, si era rivelato un vero e proprio flop commerciale: non riusciva a battere il potenziale di accoglienza, empatia, comunicabilità e gestione di un normale impiegato umano. Così venne 'licenziato'! 
Oggi su Agorà, l'inserto Cultura, Religioni, Tempo libero, Spettacoli, Sport del quotidiano Avvenire, Raul Gabriel riflette sulla differenza qualitativa (essenziale) tra intelligenza umana e la cosiddetta 'intelligenza' artificiale. La breve, ma densa colonna, intitolata: Fra noi e i robot resterà l'abisso (p. 24, 21/02/2018), sintetizza alcune delle principali confusioni circa l'analogia tra i due tipi di 'intelligenza': la nostra, umana, e quella dei sistemi computazionali. L'intelligenza artificiale non è che uno sviluppo, certamente enorme e valido, però di un aspetto della nostra multidimensionale intelligenza: quella dimensione funzionale, meccanica, gestionale. Raul Gabriel utilizza un paragone: quello tra fotografia e arte da cui si deriva l'equazione:

AI : Intelligenza umana = fotografia : arte

Per l'autore l'AI ci aiuterà senz'altro, nella prassi della nostra vita, nel renderla più 'facile', ma soprattutto ci aiuterà a comprendere l'abisso, la punta dell'iceberg che ci differenza da essa. L'elaborazione computazionale non è l'astrazione umana! Tra le due tipologie esiste un vero e proprio salto categoriale-verticale! 

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