venerdì 13 aprile 2018

Cinema e cervello. La mia esperienza dibattendo con Sergio Canavero

Da sinistra: Carrara, Kasam, Canavero
(foto di Alexander Harbaugh)

Alberto Carrara. Lunedì scorso 9 aprile alle ore 20 a Milano, presso il Cinema Spazio Oberdan, nell'iniziativa Cinema e Cervello organizzata dall'amica Viviana Kasam, presidente del BrainForum, mi sono confrontato piacevolmente con Sergio Canavero, il guru mondiale dell’anastomosi cefalo-somatica nell'essere umano, idea frankensteiana nota anche come ‘trapianto di testa’, o meglio, trapianto dell'82% del corpo (la testa, infatti, in media costituisce l’8% del peso di un essere vivente umano). Ecco una prima breve sintesi del dibattito Canavero-Carrara.

Il dott. Canavero a Milano usa una bottiglia,
invece della banana o degli spaghetti come nel TEDx
(foto di Alexander Harbaugh)
Il ‘dottor Frankenstein’, così è stato ‘battezzato’ il neurochirurgo Canavero sin dal 2013, anno in cui, a seguito della pubblicazione dell’articolo intitolato con l’acronimo HEAVEN (Cielo, termine chiaramente evocativo di una realtà ‘tra-scendente’), si è ‘meritato’ la crescente avversione della stragrande maggioranza del mondo scientifico internazionale, di quello etico, giuridico e recentemente, anche politico, con il suo atteggiamento, sia come medico, sia come showman. Basti vedere uno dei due TEDx, quello di Verona nel 2015 in cui, tra l’altro Canavero affermava: ‘La coscienza non è generata dal cervello, la filtra soltanto. E quando moriamo, sopravvive’, frase che menzionò lunedì scorso a Milano.

Riprendendo gli studi del neurochirurgo Robert J. White degli anni ’70, dal 2013 Canavero propone la fattibilità e la praticabilità della tecnica di ricongiungere una testa mozzata dal suo corpo con il corpo di un donatore. 

(foto di Alexander Harbaugh)
Sono un tecnico’, così, a più riprese, lunedì scorso si è definito Canavero che, incalzato dall’organizzatrice della seconda edizione di Cinema e Cervello, Viviana Kasam, ha raccontato il motivo della sua scelta ‘professionale’: ‘a 16 anni lessi un libro di Robert White e mi dissi: io devo essere il primo a realizzarlo nell’essere umano’! Insomma, niente ‘vocazione’ medica, amore al paziente sofferente, volontà di guarire i nostri simili sofferenti..., ma una sfida, una mission impossibile da realizzare ed entrare nella storia dei ‘trapianti’, alla base della scelta di Canavero di iscriversi a Medicina all’Università di Torino e di specializzarsi poi in neurochirurgia. Già questo mi a fatto comprendere molte cose.

Il dottor Canavero lunedì scorso ha ripresentato alcuni (4 in totale) dei suoi articoli per sostenere quanto segue: la ricongiunzione del midollo spinale di un individuo (A) la cui testa viene sezionata a livello della vertebra cervicale C5 con un midollo eterologo di un individuo (B) ‘donatore’ (il midollo del corpo da C5 in giù) sarebbe non soltanto possibile, ma plausibile e viabile.

(foto di Alexander Harbaugh)
Le criticità di quanto asserisce ‘scientificamente’ il dottor Canavero sono come l’acqua contenuta negli oceani di questo globo terrestre. Non ultimo certamente, l’intero numero monografico che la rivista American Journal of Bioethics, abbreviata AJOB Neuroscience ha voluto dedicare al tema lo scorso novembre.

Tutto (e di più) quello che descrive il professor Paul Root Wolpe nel suo contributo intitolato Ahead of Our Time:Why Jead Transplantation Is Ethically Unsupportable (AJOB Neuroscience 8, 4, 206-210, 2017) è ciò che ho potuto riscontrare nel dibattito personale con il dottor Canavero.

In primo luogo, l’articolo target di Canavero e Ren intitolato HEAVEN in the Making: Between the Rock (the Academe) and a Hard Case (a Head Transplant) sorprende proprio per l’inesistenza quasi assoluta di considerazioni di etica medica. Ma come una proposta così ‘radicale’, invasiva, potenzialmente traumatica,... non suscitare in un clinico, in un medico, qualche domanda o dubbio di carattere etico?

Ma il dottor Canavero si definisce un ‘mero tecnico’!

(foto di Alexander Harbaugh)
Una seconda considerazione riguarda ‘semplicemente’ gli aspetti squisitamente operativi della prassi chirurgica proposta: non esiste considerazione alcuna sull'eventualità (altamente probabile!) che qualche (importantissima) fibra nervosa che passa per il midollo non si riconnetta a dovere (la spina dorsale è come un’autostrada che veicola numerosi tipi di fibre nervose specializzate ed adattate per diverse funzioni); non sono chiari i risultati affermati da Canavero su modelli animali a cui si asserisce di aver eseguito con successo l’anastomosi cefalo-somatica, né sono noti quanti casi animali siano stati eseguiti, né il follow-up a breve-medio-lungo termine. Nel dibattito di lunedì 9 aprile a Milano, lo stesso dottor Canavero ha più volte reiterato che non poteva (‘non sono autorizzato’) fornire dati, numeri, dettagli... la riprova per chi volesse ascoltarla: lo stesso Canavero intervistato da Il Giardino di Albert (RSI Rete DUE) al minuto 6:00...

Beh, per uno che costantemente nelle pubblicazioni costantemente di autocita per sostenere le prove dei risultati è a dir poco sorprendente. Un dato certo lo abbiamo a detta dello stesso Canavero che in uno scritto del 2015 (Head transplantation in mouse model) affermava, insieme al collega cinese di Harbin Ren, che solo 12 topi su 80 ‘sacrificati’ per il trapianto di testa sopravvissero per oltre 24 ore!

(foto di Alexander Harbaugh)
Inoltre, non esistono pubblicazioni serie (peer-review) sulla sopravvivenza e il numero di altri modelli animali trattati con la tecnica dell’anastomosi cefalo-somatica; l’insistenza del successo di riparazione midollare che Canavero sostiene fa riferimento, non a casi di trapianto di testa, bensì di parziali esperimenti di ‘riparazione’ in singoli topi a cui erano state indotte delle lesioni.

Non esiste alcuna foto o video, anche se Canavero lunedì ha sostenuto che le riviste scientifiche lo avrebbero obbligato a toglierle e ad inserire solo dei bozzetti (dei disegnini), non c’è foto o video di scimmiette decapitate e ricollegate ad un diverso corpo che felicemente scalano un albero in cerca di banane!

Insomma, quello che personalmente ho sperimentato ascoltando il dottor Canavero l’altra sera è stato un ‘valzer’ di retorica.

(foto di Alexander Harbaugh)
Per non parlare di ciò che ben analizza Root Wolpe sull’uso scientificamente scorretto e insostenibile delle citazioni da parte di Canavero (si legga pagine 207-208 dell’articolo citato AJOB Neuroscience 8, 4, 2017).  

Incalzato dal sottoscritto sulla correlazione con i progetti transumanistici tipo 2045, il dottor Canavero in un primo momento ha cercato di prenderne le distanze anche invocando, prima di non essere cattolico o religioso, e poi di ‘credere’ nell’anima e nel fatto che la coscienza ‘scientificamente’ e ‘tecnicamente’ sopravvive dopo la morte...

Insomma, un bel mix di idee frullano per la mente di questo neurochirurgo che, pur volendo essere ‘solo’ un tecnico ‘indifferente’ ai problemi etici, filosofici, teologici, giuridici,... della sua prassi, poi sfocia in affermazioni più che teologiche!

(foto di Alexander Harbaugh)
A cosa serve dottor Canavero la sua proposta?

‘Io devo essere il primo a realizzarlo nell’essere umano’!

Il dibattito si è concluso, con una certa irritabilità del pubblico presente al cinema Oberdan, con la visione del film Frankenstein Jr (1974)...allusioni puramente casuali!

Al minuto 17:00 della stessa intervista radiofonica curata da Il Giardino di Albert bisogna fare l’esperienza della ‘scientificità’ di questo soggetto...ascoltatelo e giudicate voi stessi!!!

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