mercoledì 26 settembre 2018

I postumanismi nel contesto della neuroetica attuale


Carrara Alberto (Italia)
Invited Session, WPC2018, Pechino, 14 agosto

Il coordinatore del GdN (Gruppo di Neurobioetica) e Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani, prof. P. Alberto Carrara, è intervenuto all’interno della tavola rotonda invitata organizzata dalla vice-presidente della FISP, la Federazione Internazionale delle Società di Filosofia, prof. Ssa Lourdes Velázquez nel contesto del 24esimo Congresso Mondiale di Filosofia, svoltosi dal 12 al 20 agosto a Pechino in Cina.

Riportiamo di seguito una sintesi del contenuto dell’intervento del prof. Carrara.

Il contenuto dell’esposizione intitolata ‘Il postumanismo nel contesto della neuroetica attuale’ aveva una struttura tripartita: (1) dapprima è stato presentato il contesto-premessa alla ‘nascita’ del postumanismo; (2) alla definizione è seguita la messa in luce del fatto che più che di postumanismo al singolare, bisogna oggi parlare di postumanismi al plurale; è stata illustrata una recente classificazione e catalogazione dei diversi postumanismi che, (3) in ultima istanza, interpellano la filosofia dell’uomo, la classica antropologia filosofica e offrono l’opportunità di approfondire, integrare, perfezionare quella realtà multidimensionale e pluristratificata che siamo ciascuno di noi: la donna e l’uomo concreti.

La neuroetica si caratterizza quale riflessione sistematica ed informata sulle neuroscienze e sulle interpretazioni delle stesse neuroscienze (Clausen-Levy, 2015) e dei modelli teorici relativi al sistema nervoso e al cervello in particolare, sia per ciò che attiene lo sviluppo, come le strutture e le funzioni del tessuto neurale (Carrara, 2018) quindi quale vera e propria filosofia e, in particolare, come filosofia dell’uomo.

Il postumanismo, d’altro canto, costituisce una varietà di proposte filosofiche che ripensano l’umano alla luce dell’interazione sempre più forte ed impellente delle tecnologie e degli sviluppi ed applicazioni della medicina, in particolare delle neuroscienze, alle diverse fasi della vita.

Seguendo il recente tentativo di classificazione dei diversi postumanismi, svolto da Matthew E. Gladden della Georgetown University (2016), il prof. Carrara ha messo in luce la semplificazione esistente, e il conseguente riduzionismo, nei dibattiti mediatici relativi al postumano, chiarendo che è necessario ripensare il postumanismo (Posthumanism) in chiave plurale e pluralistica.

La varietà di correnti catalogate da Gladden nel capitolo intitolato A Typology of Posthumanism: A Framework for Differentiating Analytic, Synthetic, Theoretical, and Practical Posthumanisms, prima parte del suo volume del 2016 Sapient Circuits and Digitalized Flesh: The Organization as Locus of Technological Posthumanization (Indianapolis: Defragmenter Media, 2016, pp. 31-91), vengono strutturate in cinque categorie (critique, imagination, conversion, control, production) secondo una duplice coppia di fattori: postumanismo analitivo vs sintetico; teoretico vs pratico.

All’interno di questo quadro trovano una collocazione un’ampia varietà di postumanismo contemporanei: quello critico, culturale, filosofico, popolare o commerciale, quello fantascientifico, tecno-idealista, il meta-umanismo, il neo-umanismo, l’anti-umanismo, il pre-umanismo, il nuovo materialismo femminista, le post-umanità, il postumanismo bio-politico che includerebbe tanto il bio-conservatorismo, come il ben noto transumanismo; infine, il postumanismo organizzazionale.

La versione più estrema del postumanismo è certamente il transumanismo, anch’esso andrebbe declinato al plurale e andrebbe studiato nella varietà di autori/protagonisti, proposte teoretiche implicite e pratiche esplicite. Il professor Carrara ne ha sottolineato la variate, forse la più nota e la principale, quella relativa al progetto 2045 inaugurato come movimento umanistico globale dal milionario russo Dmitry Itskov. Le diverse tappe del progetto hanno come sfondo l’idea di un salto evolutivo della nostra specie Homo sapiens in una futura attraverso la spinta della tecnologia, in particolare delle neurotecnologie e dell’intelligenza artificiale. Il motto huxleiano del 1957 per il quale l’uomo trascenderà se stesso grazie allo sviluppo scientifico viene oggi spinto all’estremo sino all’annullamento stesso dell’essere umano che siamo e che conosciamo verso il sogno di un’immortalità immanente realizzata dall’upplodaggio o caricamento mentale (mind uploading) in una realtà virtuale. La cinematografia e le serie televisive recenti presentano questi concetti; basti aver seguito le 10 puntate di Altered Carbon (Carbonio Alterato) su Netflix lo scorso febbraio per avere un concentrato sintetico di numerosi spunti teoretici e ideali del transumanismo.

Il nucleo del transumanismo e di molte correnti dei postumanismi è l’ontologia piatta, all’inglese flat ontology, che, pensando ad un universo composto unicamente da materia (massa ed energia) ed informazione immanenti, esclude a priori ogni possibilità di variazioni qualitative non riconducibili ad alterazioni quantitative.

Inoltre, il professor Carrara ha sottolineato come spesso alla base dei postumanismi vi siano obsolete, ma ancora troppo diffuse, interpretazioni sul funzionamento del sistema nervoso e del cervello in particolare. L’analogia computazionale degli anni ’50, traslata al cervello e alla mente, ha prodotto l’interpretazione supporto/informazione o hardware/software che, attraverso la corrente funzionalista in filosofia della mente, ha pensato l’essere umano come un ‘io’-informazione supportato accidentalmente dal una biologia che potrebbe venir sostituita da altro.

Altro nucleo conseguente a questo modo di pensare l’umano è una ripresentazione del dualismo, certamente velata e sofisticata, se non teoreticamente, almeno attraverso tecnicismi e termini clinico-scientifici.

La collocazione dei postumanismi all’interno della riflessione neuroetica contemporanea avrebbe il vantaggio, a detta del professor Carrara, di recuperare l’evidenza neuroscientifica ed antropologica, dell’unità psico-somatica dell’essere umano, il cui mentale si sviluppa ed emerge strettamente incorporato (embodied) e situato (embedded) al biologico che lo caratterizza.

L’enfasi sullo sviluppo, struttura e funzione del sistema nervoso e del cervello in particolare si configura, come è stata all'origine della genesi della stessa neuroetica sin dal 1973, un valido antidoto alle speculazioni fantascientifiche che poi, sfortunatamente, stanno dando origine ad investimenti colossali in direzioni spesso antitetiche allo sviluppo dell’essere umano, contribuendo ad accrescere violazioni di elementari diritti umani, quali la dignità ed integrità personale, l’autonomia (nelle sue diverse dimensioni), la biodiversità, eccetera.

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