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| Immagine tratta da NeuroscienceNews.Com |
di Alberto Carrara, LC
Quest’oggi, in fondo alla prima pagina del quotidiano italiano Il Corriere della Sera Giovanni Caprara
titola: “Un neurone artificiale di
plastica che comunica con i suoi simili umani” e poi riassume con queste parole
i risultati pubblicati dal gruppo di ricercatori guidati da Angela Richter-Dahlfors del Swedish
Medical Nanoscience Center, Karolinska Institutet, sul volume 71 del 15 settembre 2015 della
rivista Biosensor & Bioelectronics
(pp. 359-364): “Creato in laboratorio, è in grado di ricevere segnali
chimici e trasmetterli alle cellule del nostro corpo: potrebbe riparare le zone
danneggiate per disordini neurologici”.
Più che il
termine “creare” sarebbe molto meglio utilizzare il concetto “produrre”, sia per le implicazioni
scientifiche, come per le profonde disquisizioni filosofico-teologiche su
concetto tutt’altro che indifferenti. In una visione realista, come del resto è
quella della scienza, i concetti rimandano alla significazione e questa alla
realtà significata.
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| Copertina della rivista in cui a settembre verrà pubblicato l'articolo |
L’esperimento svedese, che si intitola realmente: An organic electronic biomimetic neuron enables
auto-regulated neuromodulation, viene presentato e descritto da Caprara sul Corriere
in questo modo:
«Un neurone artificiale che riproduce le funzioni
compiute da quello umano è stato realizzato al Karolinska
Institutet, in Svezia, uno dei templi della ricerca sul cervello. Al
suo interno non ci sono parti “viventi” perché si è fatto ricorso ad una
materia plastica conduttiva, cioè un polimero nel quale possono scorrere
segnali elettrici. Il suo sistema è in grado di agire e comunicare nello stesso
modo di una cellula naturale. Così dei segnali chimici sono trasformati in
impulsi elettrici trasmettendo gli ordini ad altre cellule. Ma quando per
incidente o malattia il processo viene bloccato, la comunicazione si interrompe
e possono nascere gravi patologie come alcuni tipi di sordità, il Parkinson o
l’epilessia.
Una
speranza contro i disordini neurologici
Finora si
cercava di affrontare il problema trasmettendo dei segnali elettrici
dall’esterno per cercare di ripristinare la funzionalità ma la tecnica si è
sempre rivelata piuttosto rozza perché la stimolazione va a disturbare in
maniera indiscriminata tutte le cellule nervose dell’area interessata comprese
anche quelle non implicate nel disturbo. Inserendo un neurone artificiale si
ripristina invece soltanto la zona del danno. «Il prossimo passo che dobbiamo
compiere - nota Angela Richter-Dahlfors,
professore di microbiologia e alla guida della ricerca sostenuta da varie
istituzioni comprendenti il Royal Research Council e
la Swedish Academy of Sciences - è quello di
miniaturizzare il prototipo in modo da renderlo adatto all’impianto nel corpo
umano». Gli autori raccontando il risultato della loro ricerca sulla rivista Biosensors & Bioelectronics mettono in risalto
in particolare la prospettiva di poter affrontare con efficacia i disordini
neurologici. E in un futuro immaginano di installare cellule artificiali nelle
varie parti del corpo dove si siano manifestate delle anomalie ripristinando il
funzionamento in modo del tutto automatico con un sistema di governo
intelligente al loro interno, oppure facendo ricorso a una tecnologia wireless controllata dall’esterno.
Il gruppo di Angela Richter-Dahlfors lavora da molti anni sull’ardua frontiera e già nel 2009 aveva annunciato un primo parziale passo verso la meta dimostrando che la strada poteva essere percorsa. Sei anni dopo il risultato, sia pure ancora ristretto al laboratorio, sembra essere stato raggiunto. Naturalmente occorreranno altri anni per rendere la straordinaria possibilità normalmente praticabile in un centro di cura. Ma l’obiettivo finale è ora meno arduo da raggiungere e soprattutto si apre una preziosa speranza».
Due giorni fa, il
24 giugno, la stessa Angela Richter-Dahlfors spiegava la ricerca sul portale
NeuroscienceNews.Com che intitolava l’articolo:
Artificial
Neurons Can Communicate in the Same Way as Human Neurons riassumendolo in questi termini: «Scientists at Karolinska
Institutet have managed to build a fully functional neuron by using organic
bioelectronics. This artificial neuron contain no ‘living’ parts, but
is capable of mimicking the function of a human nerve cell and communicate in
the same way as our own neurons do».
Nei prossimi giorni cercherò di approfondire I dettagli
e le implicazioni di questa ricerca e delle affini.


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