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| Eccolo qui il "neurone biomimetico" prodotto al Karolinska Institutet |
di Alberto Carrara, LC
In gergo tecnico si chiama “neurone
biomimetico” (biomimetic
neuron). Non c’entra nulla con tute
mimetiche o con attrezzature belliche, tutt’altro.
L’altro giorno presentavo l’articoletto uscito sul Corriere della Sera in cui veniva sintetizzata la notizia di
carattere neuroetico relativa al “primo neurone sintetico” prodotto inlaboratorio. Quest’oggi cercherò di spiegare di cosa stiamo parlando.
L’articolo originale della ricerca guidata da Agneta Richter-Dahlfors del Swedish
Medical Nanoscience Center, Karolinska Institutet, che comparirà sul volume 71 del 15 settembre
2015 della rivista Biosensor &
Bioelectronics (pp. 359-364), si intitola: An
organic electronic biomimetic neuron enables auto-regulated neuromodulation. Già questo ci
colloca in una prospettiva neuroscientifica ben definita e realista, lungi da
immaginari neuro-fantascientifici (o neuro-fi).
Il portale NeuroscienceNews.Com, il 24 giugno, ha presentato questa ricerca con
questo titolo: Artificial Neurons Can Communicate in the Same Way as Human
Neurons.
Di questo si
sta parlando: gli scienziati del Karolinska Institutet hanno costruito,
grazie alla bioeletronica organica, un “neurone artificiale”, meglio sarebbe
indicarlo come un modello artificiale che imita i neuroni biologici nei
processi di neuromodulazione.
Pur non
contenendo parti vitali, questa struttura è capace di imitare le
funzionalità proprie di una cellula nervosa per ciò che concerne le
sue proprietà di comunicazione del segnale elettrochimico.
Schematicamente
la cellula nervosa viene suddivisa in due grandi aree:
- Il corpo cellulare del neurone e le terminazioni
dendritiche apparterrebbero a quella parte denominata “chemical sensing” o sensore chimico, mentre
- L’assone e le terminazioni sinaptiche (che
comprendono i bottoni sinaptici che vanno a stabilire la vera e propria
terminazione comunicativa, di solito un sinapsi elettrochimica, anche se
esistono sinapsi di contatto tra due terminazioni di neuroni distinti) vengono
incluse in ciò che si definisce “eletrical
signal transmissionand chemical delivery” (vedi figura).
Riproducendo tecnologicamente
queste due porzioni, gli scienziati del Swedish Medical Nanoscience Center,
Karolinska Institutet, hanno prodotto un sistema composto da un biosensore e da
una pompa ionica che funzionalmente imita una cellula nervosa.
I neuroni sono cellule che, per la
maggior parte comunicano tra loro attraverso segnali chimici mediati dai cosiddetti neurotrasmissori o sostanze segnale (signal substances). All’interno del neurone, complessi sistemi
proteici di membrana, sono in grado di convertire un segnale chimico post-sinaptico
in un gradiente elettrochimico e provocare un potenziale d’azione elettrico
che, viaggiando lungo l’assone, raggiunge la terminazione pre-sinaptica. A livello
della sinapsi, questo segnale è in grado di modulare il rilascio vescicolare di
sostanze chimiche (in genere di natura peptidica e/o polipeptidica, cioè
proteica) che fluendo attraverso lo spazio sinaptico e legandosi a recettori
post-sinaptici del neurone adiacente, riproducono il segnale elettrochimico di
comunicazione.
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| La tecnologia impiegata |
Al momento, la tecnica di stimolazione
neuronale nell’essere umano si basa principalmente sulla stimolazione elettrica, come quella impiegata per mezzo dei
dispositivi di Brain-Stimulation
(BS), tanto profonda (la DBS o Deep-Brain-Stimulation) impiegata per alleviare
i tremori nei pazienti parkinsoniani refrattaria ai trattamenti farmacologici
anche di nuova generazione, come periferica (stimolazione del nervo vago,
impiegata sperimentalmente in pazienti affetti da depressione maggiore).
In alternativa, gli scienziati guidati
da Agneta Richter-Dahlfors del Swedish
Medical Nanoscience Center, Karolinska Institutet in collaborazione con i
colleghi dell’Università Linköping, hanno sviluppato, in questa ricerca, un’alternativa,
anzi, un vero e proprio campo di neuromodulazione e neurostimolazione
alternativo a parallelo, quello che impiegherà un dispositivo organico
bio-elettronico in grado di ricevere segnali chimici e di veicolarli in modo
effettivo alle cellule umane, a neuroni umani.
Il neurone artificiale prodotto in
laboratorio consta di polimeri
conduttivi e, a detta di Agneta Richter-Dahlfors, è in grado di funzionare
come un neurone umano: da una parte, la componente “sensoriale” rileva la
variazione del gradiente chimico all’interno di una piastra Petri ed è in grado
di tradurre questa variazione in un segnale elettrico che fa rilasciare il
neurotrasmettitore acetilcolina il cui effetto attiva neuroni umani a livello
post-sinaptico.
Questo risultato innovativo apre un’interessantissima
area di ricerca, soprattutto da applicare ai disordini e alle patologie
neurodegenerative. Questa tecnologia permetterebbe di bypassare danni nervosi,
ripristinando le funzionalità di spcifici circuiti neurali.
Il prossimo passo in avanti sarà quello
di miniaturizzare il dispositivo prodotto in modo da poterlo veicolare e
impiantare in vivo, cioè all’interno del corpo umano. Secondo Agneta Richter-Dahlfors, in un
futuro già prossimo, aggiungendo a questa neuro-tecnologia il concetti di “comunicazione wireless”
(wireless communication), saremo in
grado di modulare il rilascio di
neurotrasmettitori attraverso l’impianto di biosensori mimetici posizionati in
aree specifiche del cervello e del corpo umano in generale. Gli scenari di
ricerca e di applicazione si allargano esponenzialmente, tanto per l’impiego di
sistemi di auto-controllo e la possibilità di controlli remoti.




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