di
Alberto Carrara, L.C.
Il 9 ottobre su MOTHERBOARD è stato pubblicato un interessante articoletto di
Rachel Pick intitolato “Guarda questo documentario sul futuro dell’ingegneria mentele”. Consiglio vivamente
questo video intitolato Master/Mind
e prodotto dal regista Francesco Paciocco.
Le tematiche a cui il testo e,
soprattutto il documentario, fanno riferimento, sono quelle relative al settore della Neurobioetica denominato:
transumanismo e postumanismo, che
sintetizza filoni di ricerca che spaziano prevalentemente dalla robotica alle neuroscienze. Ecco il testo che vuol presentare il video (le
sottolineature sono mie).
«In questo ottimo documentario del
regista Francesco Paciocco incontriamo una serie di “hacker della mente” che lavorano per elevare la nostra coscienza ad un livello superiore.
Master/Mind si apre con
l’intervista ai fondatori di OpenBCI,
una società che produce degli EEG
open-source per l’utilizzo da parte di scienziati, studiosi, hacker e
fondamentalmente tutti coloro che desiderano accedere ai segreti dell’attività
elettrica del loro cervello. “Penso
che le interfacce cerebrali per il
controllo dei computer favoriranno l’evoluzione umana”, afferma Conor
Russomanno, co-fondatore di OpenBCI.
Russell Hanson e Jason Fuller, fondatori
della Brain Backups, cercano un nuovo modo di studiare il cervello
mappandone le sinapsi. Sperano anche di riuscire a curare i pazienti
affetti da morbo di Parkinson, Alzheimer e SLA.
Il cortometraggio copre anche i temi
dell’ingegneria mentale e le questioni filosofiche che potrebbe
sollevare. Come osserva Lydia Fazzio della Biohackers
NYC, “esiste una tensione tra due attitudini diverse: vogliamo creare elementi
umanoidi o migliorare l’essere umano? Oppure desideriamo semplicemente che la
tecnologia migliori la qualità della nostra vita?”.
Il film prosegue discutendo le
implicazioni della creazione di una super-intelligenza e delinea il
dibattito tra coloro che valutano l’ingegneria mentale come una forma estrema
di arroganza e chi la vede come l’evoluzione naturale dell’umanità.
Per dirla come Russomanno, “Penso che in qualsiasi cosa ci
trasformeremo, qualunque cosa diverremo, dobbiamo fare in modo di restare
ancora fondamentalmente umani”.
Commenterò queste idee nei prossimi
post.

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