di Alberto Carrara, L.C.
Coordinatore del
Gruppo di Neurobioetica (GdN)
“FFA” una sigla
nota agli esperti di neurobioetica. Ovviamente sì! Si tratta dell’abbreviazione
della Fusiform Face Area, conosciuta da oltre due decadi come l’area della
corteccia cerebrale che gioca un ruolo chiave (e vitale) e che permette all’essere
umano di manifestare ed espletare una capacità semplice, ma fondamentale:
quella di riconoscere oggetti, ma soprattutto, volti di individui
precedentemente conosciuti e ritenuti a livello mnestico. Ora, un nuovo
studio neuroscientifico, come sempre accade nella scienza, compie un passo
oltre nella comprensione di quest’area del nostro cervello.
Nello specifico,
ci sarebbe una correlazione tra lo spessore volumetrico (misurabile attraverso
la risonanza magnetica) della corteccia dell’area fusiforme deputata a renderci
in grado di riconoscere i volti (la cosiddetta Fusiform Face Area o FFA) e l’abilità di espletare tale
capacità.

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