di
Alberto Carrara, L.C.
Santiago del Cile. Ieri si sono conclusi i corsi intensivi per
studenti e docenti dell’ Università Finis Terrae all’interno di una
delle grandi tematiche contemporanee relativa al trans e post-umanismo.
Le lezioni erano iniziate il 10 agosto. La prima settimana è stata
dedicata ad un’estesa introduzione ai corsi: La persona nell’era del
post-umano. Tecnologia e neuroscienze al servizio del sogno dell’immortalità:
una riflessione interdisciplinare all’interno della neurobioetica contemporanea.
La seconda settimana si è svolta all’insegna dello sviluppo tecnologico
relativo alla robotica e alle applicazioni neuroscientifiche
all’essere umano. Nella terza settimana sono stati presentati i presupposti
filosofici a queste stesse applicazioni all’essere umano. La quarta
e ultima settimana è stata dedicata ad approfondire i risvolti bioetici
delle applicazioni tecnologiche e neuroscientifiche alla vita dell’essere umano
e alla conclusione finale che presento quest’oggi. I concetti approfonditi
lungo il corso sono quelli di: cyborg, coscienza, corporeità, neuroscienze,
immortalità, etc. La presentazione Prezi (in lingua spagnola) è disponibile QUI.
In
questi corsi universitari ho avuto modo di riassumere diversi temi della mia
ricerca antropologica e neuroscientifica alla luce del post-umanismo
contemporaneo, uno dei filoni di riflessione più interessanti e dibattuti.
Dopo
aver considerato brevemente i principi dell’etica dei mezzi, dei fini e la
distinzione chiave tra “terapia” e “potenziamento”, ho analizzato
brevemente due autori del dibattito bioetico contemporaneo: Peter Singer
e Hugo T. Engelhardt, come modelli di applicazione alla bioetica di
presupposti filosofici riguardanti l’autocoscienza soggettiva.
Ho
presentato poi una proposta di antropologia che, dai dati delle
neuroscienze e delle applicazioni neuro-tecnologiche all’essere umano, riesca
ad integrare, in un contesto realista e multidisciplinare, le molteplici
dimensioni costitutive dell’essere umano (una sorta di neuro-antropologia
realista).
Grazie alle riflessioni del filosofo e neurobioeticista canadese
Walter Glannon, concludendo questi corsi, sono tornato al cervello e
alla corporeità integrale dell’essere umano che è la persona umana. Il movimento
concettuale si realizza attraverso una vera e propria fuga dalla
decomposizione cartesiana sostanziale ed ontologica (fuggire da Cartesio!),
verso una ricomposizione e riunificazione dei due mondi, la mente e il
corpo, all’interno di una visione integrale della persona umana che non si
riduca semplicemente e semplicisticamente ai suoi atti accidentali (come
l’autocoscienza lockeana), ma dignifichi la nostra corporeità in tutti i
suoi aspetti.
Il nostro corpo non è un oggetto pieno di
limitazioni (fragilità, vecchiaia, malattia e morte) da cui fuggire
ossessivamente, ma lo spazio splendido di possibilità del nostro stesso
sviluppo umano integrale. Non ho un corpo, ma sono il mio stesso corpo!

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