di
Alberto Carrara, L.C.
Santiago del Cile. Corsi intensivi per studenti e docenti dell’ Università
Finis Terrae all’interno di una delle grandi tematiche contemporanee
relativa al trans e post-umanismo. Le lezioni sono iniziate il 10 agosto
e si sono concluse il 4 settembre. La prima settimana è stata dedicata
ad un’estesa introduzione ai corsi intitolati La persona nell’era del
post-umano. Tecnologia e neuroscienze al servizio del sogno dell’immortalità:
una riflessione interdisciplinare all’interno della neurobioetica contemporanea.
La seconda settimana si è svolta all’insegna dello sviluppo tecnologico
relativo alla robotica e alle applicazioni neuroscientifiche
all’essere umano. Nella terza settimana sono stati presentati i presupposti
filosofici a queste stesse applicazioni all’essere umano. I concetti
approfonditi lungo il corso sono quelli di: cyborg, coscienza, corporeità,
neuroscienze, immortalità, etc. Oggi presento il terzo e ultimo grande
capitolo dedicato alle riflessioni bioetiche e neurobioetiche relative
al trans e post-umanismo contemporaneo. La presentazione Prezi (in
lingua spagnola) è disponibile QUI.
Questo
terzo capitolo del corso si centra sulle implicazioni neurobioetiche
relative al cosiddetto “potenziamento cognitivo” o Human Cognitive Enhancement. Un’ampia premessa introduce questa
riflessione: lo sviluppo della neurobioetica contemporanea. Per delinearne
schematicamente e sinteticamente il profilo, ho presentato il contesto
in cui nasce, cioè, la bioetica e i tratti salienti della storia
delle neuroscienze dalle trapanazioni craniche del medico e architetto
egiziano Imnhotep alle moderne applicazioni tecnologiche allo studio e alla
pratica clinica relative al cervello umano.
Ho
presentato la definizione classica di neurobioetica che William Safire
ha esposto durante l’incontro del 2002 a San Francisco promosso dalla DANA
Foundation:
“l’esame di ciò che è corretto o incorretto, di buono o
cattivo, per quanto concerne il trattamento, il perfezionamento, i trattamenti
o manipolazioni del cervello umano”.
A questa ho aggiunto e analizzato, l’ultimissima
definizione che gli editori della “bibbia” della neurobioetica hanno
presentato nel Handbook of Neurothics (Springer, 2015, tre volumi,
1850 pagine, 117 capitoli!):
“riflessione
sistematica e informata sulla neuroscienza e le interpretazioni stesse della
neuroscienza...”, che deve includere, oltre alla neuroscienza, “le scienze
correlative della mente (la psicologia in tutte le sue varianti, la
psichiatria, l’intelligenza artificiale, etc.), al fine di comprendere le sue
implicazioni per ciò che concerne l’autocomprensione umana e i pericoli e le
prospettive delle sue applicazioni”.
Successivamente
ho chiarito tre problematiche neurobioetiche per ciò che concerne il “potenziamento
cognitivo”: il problema della sicurezza, quello dell’uguaglianza
(o equità) e quello dell’identità personale.
Ho sviluppato, infine,
alcune conseguenze dei presupposti filosofici del post-umanismo applicati
alla bioetica contemporanea. Mi sono valso di una breve illustrazione del
pensiero di Peter Singer e Hugo T. Engelhardt.

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