di Alberto Carrara, L.C.
Coordinator of the Italian Neurobioethics Research
Group
“La
pornografia fa bene!”, “il porno aiuta i giovani a maturare”, “guardare
immagini o video di carattere pornografico è indifferente per la salute delle
persone”... forse anche tu sposi una di queste tesi. Ma che dicono le neuroscienze? Che
valore neuroscientifico hanno queste affermazioni? Hanno un riscontro valido a
livello degli ultimi studi sul nostro cervello?
Due
recentissimi studi usciti in questi ultimi mesi fanno il punto della situazione
su quest’intricato e intrigante argomento neurobioetico: quello della cosiddetta dipendenza dalla pornografia, anche nota
con il termine divulgativo di “cybersex
addiction”.
Il primo
studio, in ordine cronologico è stato pubblicato sulla rivista specializzata Journal of Behavioral Addictions (marzo 2015).
Il lavoro, intitolato “Getting stuck with pornography? Overuse or neglect of cybersex cues in a multitasking situation is related to symptoms of cybersex addiction”, a firma di J. Schiebener , C. Laier e M. Brand, parte da un primo dato di fatto: la maggior parte delle persone utilizzano Internet in modo funzionale, cioè riescono a mantenere un controllo su questa tecnologia di interfaccia virtuale con il cyber-mondo. In altre parole, gli individui “normali” si servono di Internet per obiettivi scelti e scopi pianificati, piuttosto che “venir usati” da questa tecnologia. Questo controllo si traduce nell’effettiva capacità di alternare l’uso di Internet e altre attività (come, impegni di lavoro, rapporti affettivi, legami famigliari, etc.) secondo una finalità scelta, pianificata, diremmo, controllata razionalmente e volontariamente dalla persona[1].
Il lavoro, intitolato “Getting stuck with pornography? Overuse or neglect of cybersex cues in a multitasking situation is related to symptoms of cybersex addiction”, a firma di J. Schiebener , C. Laier e M. Brand, parte da un primo dato di fatto: la maggior parte delle persone utilizzano Internet in modo funzionale, cioè riescono a mantenere un controllo su questa tecnologia di interfaccia virtuale con il cyber-mondo. In altre parole, gli individui “normali” si servono di Internet per obiettivi scelti e scopi pianificati, piuttosto che “venir usati” da questa tecnologia. Questo controllo si traduce nell’effettiva capacità di alternare l’uso di Internet e altre attività (come, impegni di lavoro, rapporti affettivi, legami famigliari, etc.) secondo una finalità scelta, pianificata, diremmo, controllata razionalmente e volontariamente dalla persona[1].
Ma c’è un secondo dato di fatto: alcuni individui fanno uso, in modo
additivo, di contenuti cyber-sessuali,
che includono materiale pornografico.
Questo comporta ingenti conseguenze
negative nella loro vita personale e nell’ambito lavorativo[2].
Uno dei
diversi meccanismi alla base di queste ripercussioni
negative del consumo di materiale pornografico può comportare la riduzione del controllo esecutivo
(delle azioni/scelte/decisioni del soggetto) rispetto alla cognizione e al comportamento[3].
C’è un terzo dato di fatto da considerare:
negli ultimi anni è sorto un fenomeno
sociale noto come “dipendenza da
Internet” (Internet addiction). Nonostante non sia stato ancora inserito
nell’ultimo DSM-V, la premessa si
trova nell’appendice di questo documento che già contiene il cosiddetto “Internet Gaming Disorder” [4].
Sebbene la
classificazione delle “dipendenze
comportamentali” sia ancora discussa, molti ricercatori sostengono
oggigiorno, alla luce dei risultati neuroscientifici, che i sintomi sono comparabili con quelli delle dipendenze “tradizionali” (come quelle
da sostanze)[5].
Secondo il
famoso studio di Brand e colleghi
pubblicato nel 2014, una peculiarità
della “dipendenza da Internet” è la perdita
di controllo indotta dal consumo. Questa recente ricerca (marzo 2015) mira
ad una miglior comprensione
neuroscientifica di questa “perdita
di controllo”, suggerendo che uno
dei meccanismi sottesi sia proprio l’incapacità
di esercitare il controllo cognitivo necessario per poter non essere “schiavi”
di questa tecnologia. Ci si concentra sulla “dipendenza dal cyber-sesso”, un
tipo particolare, a detta degli autori di questo studio, di “dipendenza da Internet”[6].
La metodologia
impiegata in questo studio ha coinvolto 104
volontari di sesso maschile, sottoposti a un paradigma esecutivo multitasking
suddiviso in due gruppi: uomini a
cui venivano mostrate foto di persone, da una parte, e dall’altra, uomini a
cui, invece di fotografie comuni di persone, venivano mostrate immagini
pornografiche[7].
I risultati di questo studio confermano,
in primo luogo, che esiste un’associazione
profonda tra alto consumo di
immagini pornografiche e le ridotte
capacità multitasking manifestate
dei soggetti coinvolti[8].
Lo studio,
inoltre, indica che la dipendenza al cyber-sesso induce un ridotto controllo esecutivo negli
individui e questo può condurre a comportamenti
disfunzionali e conseguenze negative[9],
particolarmente nell’ambito lavorale e
sociale. La riduzione delle capacità
cognitive correlate al controllo
esecutivo (come per esempio, l’attenzione, l’inibizione, i processi
decisionali e la memoria di lavoro) è mediata da alterazioni a livello dell’area
cerebrale denominata PFC, corteccia prefrontale e alcune regioni
sotto-corticali, come, ad esempio, i
gangli della base[10].
Prossimamente presenterò
il secondo studio, quello pubblicato
a settembre 2015.
[1] J Behav Addict. 2015
Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’introduzione dell’articolo originale si legge: Most people use the Internet in a functional way. One
characteristic of functional, non-problematic Internet use is that the Internet
can be applied to achieve and fulfill needs and goals (Brand, Young & Laier, 2014)…functional Internet users are able to switch between
the Internet and other activities in a goal-adequate way.
[2] J Behav Addict. 2015
Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract dell’articolo originale si legge: Some individuals consume cybersex contents, such as pornographic material,
in an addictive manner, which leads to severe negative consequences in private
life or work.
[3] J Behav Addict. 2015
Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract dell’articolo originale si legge: One mechanism leading to
negative consequences may be reduced executive control over cognition and behavior that may
be necessary to realize goal-oriented switching between cybersex use and other
tasks and obligations of life.
[4] J Behav Addict. 2015
Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’introduzione dell’articolo originale si legge: However, in the last years a phenomenon emerged which
is often called Internet addiction. The phenomenon has not yet been
incorporated into international classification systems (ICD-10; DSM-IV-TR;
DSM-V; Dilling, Mombour & Schmidt, 1999; Saß, Wittchen & Zaudig, 1996), but Internet Gaming Disorder has been included in
the appendix of the DSM-V.
[5] J Behav Addict. 2015
Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’introduzione dell’articolo originale si legge: Although the classification as behavioral addiction is
still discussed (cf., Brand et al., 2014; Charlton & Danforth, 2007; Davis, 2001;Kuss & Griffiths, 2012b; Kuss, Griffiths, Karila &
Billieux, 2013; LaRose, Lin & Eastin, 2003; Meerkerk, van den Eijnden, Vermulst & Garretsen,
2009; O’Brian, 2010; Petry & O’Brien, 2013; Starcevic, 2013; Young, 2004),
many authors argue that the symptoms are comparable to those of addictions:
Affected individuals feel a strong urge to consume Internet content, have
reduced control over their Internet use, make unsuccessful attempts to reduce
Internet consumption, show symptoms of withdrawal when being offline, neglect
social and professional activities, and continue Internet use despite repeated
negative consequences (e.g., Griffiths, 2000; Morahan-Martin, 2008; Weinstein & Lejoyeux, 2010; Young, 1998).
[6] J Behav Addict. 2015
Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’introduzione dell’articolo originale si legge: A key feature of Internet addiction is seen in loss of
control over consumption (Brand et al., 2014). The current study aims at better understanding the
mechanisms behind loss of control. We suggest that one of these mechanisms is a
failure to exert cognitive control over
cognition and behavior that is necessary to switch between the Internet and
other tasks of life in a goal-adequate way. Here, we concentrate on
cybersex addiction – a specific type of Internet addiction (see e.g., Davis, 2001; Kuss & Griffiths, 2012a; Meerkerk, van den Eijnden & Garretsen, 2006). A recent theoretical approach towards explaining
Internet addiction was suggested by Brand et al. (2014). Based on the cognitive-behavioral model of
pathological Internet use by Davis (2001), Brand et al. (2014).
[7] J Behav Addict. 2015
Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract dell’articolo originale si legge: To address this aspect, we investigated 104 male participants with an
executive multitasking paradigm with two sets: One set consisted of pictures of
persons, the other set consisted of pornographic pictures. In both sets the
pictures had to be classified according to certain criteria. The explicit goal
was to work on all classification tasks to equal amounts, by switching between
the sets and classification tasks in a balanced manner.
[8] J Behav Addict. 2015
Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract dell’articolo: We found that less balanced performance in
this multitasking paradigm was associated with a higher tendency towards
cybersex addiction. Persons with this tendency often either overused or
neglected working on the pornographic pictures.
[9] J Behav Addict. 2015
Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract dell’articolo: The results indicate that reduced executive control over multitasking
performance, when being confronted with pornographic material, may contribute
to dysfunctional behaviors and negative consequences resulting from cybersex
addiction.
[10] J Behav Addict. 2015
Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dalla fine dell’introduzione dell’articolo: The results of the current study point towards a role
of executive control functions, i.e. functions mediated by the prefrontal
cortex, for the development and maintenance of problematic cybersex use (as
suggested by Brand et al., 2014). Particularly a reduced ability to monitor
consumption and to switch between pornographic material and other contents in a
goal adequate manner may be one mechanism in the development and maintenance of
cybersex addiction. This seems to be particularly the case in persons with
higher psychopathological symptoms predisposing them towards developing
cybersex addiction.



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