La medicina e le neuroscienze confermano l’estrema
dannosità cerebrale del consumo di pornografia
Roma, 15
Novembre 2015 (ZENIT.org) Padre Alberto
Carrara
Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN)
Ateneo Regina Apostolorum (Roma)
Secondo il
portale di notizie Religionlibertad.com dello scorso 30 ottobre 2015, il
fenomeno della pornografia e del suo consumo non può lasciare indifferenti.
Infatti le statistiche riportano alcuni dati interessanti: il 25% del traffico
in Internet avrebbe carattere pornografico, sarebbero circa 4 milioni i portali
dedicati alla pornografia e sarebbero oltre 146 milioni le pagine virtuali
visitate ogni giorno e classificate come “pornografiche”. E che dire del giro
di denaro legato alla mercificazione del corpo umano e della sessualità? Si
stima che il fatturato annuo della pornografia online si aggiri all’incirca
attorno alle dimensioni dei 100.000 miglioni di dollari. Altro che multinazionali.
Questo “negozio” batte di gran lunga qualsiasi grande marchio come Google,
Facebook, Microsoft, ecc.
Si sente
affermare che “la pornografia fa bene!”, che “il porno aiuta i giovani a
maturare”, che “guardare immagini o video di carattere pornografico è
indifferente per la salute delle persone”... e forse anche tu sposi una di
queste tesi. Ma che cosa ci dicono oggi le scienze empiriche? In particolare,
le neuroscienze? Che valore neuroscientifico hanno queste ultime affermazioni? Godono
di un riscontro valido a livello degli ultimi studi sul nostro cervello?
Due
recentissimi studi neuroscientifici, pubblicati rispettivamente a marzo e a
settembre di quest’anno, fanno il punto della situazione su quest’intricato e
intrigante argomento neurobioetico: quello della cosiddetta dipendenza dalla
pornografia, nota anche con il termine divulgativo di “cybersex addiction”.
Il primo
studio, in ordine cronologico, è stato pubblicato sulla rivista specializzata Journal of Behavioral Addictions a marzo.
Il lavoro,
intitolato nell’originale inglese “Getting stuck with pornography? Overuse or neglect of
cybersex cues in a multitasking situation is related to symptoms of cybersex
addiction”, a firma di J. Schiebener , C. Laier e
M. Brand,
parte da un primo dato di fatto: la maggior parte delle persone fanno uso di
Internet in modo funzionale, cioè riescono a mantenere un controllo su questa
tecnologia di interfaccia virtuale con il cyber-mondo. In altre parole, gli
individui “normali” si servono di Internet per obiettivi scelti e per scopi
pianificati, piuttosto che “venir usati” da questa tecnologia. Questo controllo
si traduce nell’effettiva capacità di alternare l’uso di Internet ad altre
attività (come, impegni di lavoro, rapporti affettivi, legami famigliari, etc.),
secondo una finalità scelta, pianificata, diremmo, controllata razionalmente e
volontariamente dalla persona [1].
Ma c’è un secondo dato di fatto: alcuni
individui fanno uso, in modo “dipendente” (addicted),
di contenuti cyber-sessuali, che includono materiale pornografico. Questo
comporta ingenti conseguenze negative nella loro vita personale e nell’ambito
lavorativo, come sostengono gli autori di questo lavoro [2].
Uno dei
diversi meccanismi alla base di queste ripercussioni negative del consumo di
materiale pornografico può comportare la riduzione del controllo esecutivo
(delle azioni/scelte/decisioni del soggetto) rispetto alla cognizione e al
comportamento [3].
C’è ancora un
terzo dato di fatto da considerare: negli ultimi anni è sorto un fenomeno
sociale noto come “dipendenza da Internet” (Internet
addiction). Nonostante non sia stato ancora inserito nell’ultimo DSM-5, la
premessa già si trova nell’appendice di questo documento che parla del
cosiddetto “Internet Gaming Disorder”
(IGD) [4].
Sebbene la
classificazione delle “dipendenze comportamentali” sia ancora discussa, molti
ricercatori sostengono oggigiorno, alla luce dei risultati neuroscientifici,
che i sintomi sono comparabili con quelli delle dipendenze “tradizionali” (come
quelle da sostanze) [5].
Secondo il
famoso studio di Brand e colleghi pubblicato nel 2014, una peculiarità della
“dipendenza da Internet” è la perdita di controllo indotta dal consumo. La recente
ricerca di marzo 2015 mira ad una miglior comprensione neuroscientifica di
questa “perdita di controllo”, suggerendo che uno dei meccanismi sottesi sia
proprio l’incapacità di esercitare il controllo cognitivo necessario per poter
non essere “schiavi” di questa tecnologia. Ci si concentra sulla “dipendenza
dal cyber-sesso”, un tipo particolare, a detta degli autori di questo studio,
di “dipendenza da Internet” [6].
La metodologia
impiegata ha coinvolto 104 volontari di sesso maschile, sottoposti a un
paradigma esecutivo multitasking
suddiviso in due gruppi: uomini a cui venivano mostrate foto di persone, da una
parte, e dall’altra, uomini a cui, invece di fotografie comuni di persone,
venivano mostrate immagini pornografiche [7].
I risultati
confermano, in primo luogo, che esiste un’associazione profonda tra alto
consumo di immagini pornografiche e le ridotte capacità multitasking manifestate dei soggetti coinvolti [8].
Lo studio,
inoltre, indica che la dipendenza dal cyber-sesso induce un ridotto controllo
esecutivo negli individui affetti. Questo può condurre a comportamenti
disfunzionali e conseguenze negative[9],
particolarmente nell’ambito lavorativo, famigliare e sociale, in genere. La
riduzione delle capacità cognitive correlate al controllo esecutivo (come per
esempio, l’attenzione, l’inibizione, i processi decisionali e la memoria di
lavoro) è mediata da alterazioni a livello dell’area cerebrale denominata
corteccia prefrontale (in inglese nota con la sigla “PFC”) e alcune regioni
sotto-corticali, come, ad esempio, i gangli della base [10].
Il secondo
studio di interesse neuroscientifico e culturale, decisamente il più importante,
perché offre una sintesi ed analizza tutta la letteratura neuroscientifica
sull’argomento della dipendenza da Internet, in particolare della dipendenza
dalla pornografia. Quest’importante contributo è stato pubblicato sulla rivista
Behavioral Sciences il 18 settembre
2015 con il titolo originale “Neuroscience of
Internet Pornography Addiction: A Review and Update” [11].
A firma di T. Love , C. Laier , M. Brand ,L. Hatch e R. Hajela, l’articolo
si compone di ben 46 pagine, un apparato bibliografico ingente (basti pensare
alle 311 note bibliografiche che si trovano alla conclusione dello studio) che
non nasconde e motiva le critiche di una certa incomprensione delle
“neuroscienze della dipendenza” (addiction
neuroscience) mosse nei confronti del recente DSM-5.
Analizziamo brevemente i punti forti di
questo studio.
In primo luogo, gli autori sottolineano
nell’introduzione che nell’ambito delle cosiddette “dipendenze” si sta
realizzando un vero e proprio mutamento rivoluzionario di paradigma; si legge
proprio così. Come mai?
Perché con il progresso degli studi
neuroscientifici, ci si sta sempre più rendendo conto che, accanto alle
classiche dipendenze da sostanze (come droghe e alcol), diversi comportamenti
(o stili di vita) hanno ripercussioni su meccanismi neuronali sovrapponibili a
quelli alterati dalle sostanze. Questi comportamenti “dipendenti” sono in grado
di rafforzare i circuiti cerebrali della gratificazione e della ricompensa,
quelli della memoria, ecc.
In effetti, l’ASAM (The American Society of Addiction Medicine) nel 2011 aveva esteso
la definizione di “dipendenza” includendovi sia quella derivata da sostanze,
come quella da comportamenti [12].
All’interno di questo scenario, sebbene
l’APA (The
American Psychiatric Association) abbia recepito, al redigere l’ultimo
DSM-5, l’introduzione delle cosiddette “dipendenze comportamentali” (behavioral addictions) accanto alle
dipendenze “tradizionali” (o classiche) da abuso di sostanze, soltanto il
rinominato e ridefinito “gioco d’azzardo patologico” (Gambling Disorder oggi ribattezzato nel DSM-5 come Pathological Gambling o PG) vi è stato
incluso.
Di quest’ultimo è stata
fornita una vera e propria nuova diagnosi detta IGD (Internet Gaming Disorder) [13]
ampiamente fondata su numerosi dati neuroscientifici di carattere strutturale,
funzionale e psicologico. Ma allora, cos’è successo nel DSM-5 per quanto riguarda
la “dipendenza” dalla pornografia?
Nonostante le premesse
concettuali fondate su un’ampia documentazione neuroscientifica, l’APA ha
deciso di affermare che l’eccessivo uso si Internet che non coinvolga il gioco
online (per esempio, un’uso eccessivo dei mezzi di comunicazione sociale, come
Facebook; il consumo di pornografia online) non sarebbe da considerarsi analogo
all’ IGD (Internet Gaming Disorder) [14].
Come, invece, ampiamente
documentano gli autori del lavoro pubblicato il 18 settembre 2015 su Behavioral Sciences
“questa decisione è inconsistente con l’evidenza scientifica esistente ed
emergente” [15]. Gli autori sostengono e dimostrano ampiamente nelle 46 pagine di questo studio tale
inconsistenza conclusiva.
Dopo l’estesa raccolta e analisi della letteratura
sull’argomento, gli autori concludono che le evidenze neuroscientifiche
sostengono che il consumo di pornografia attraverso Internet è, insieme agli
altri comportamenti dipendenti dalla virtualità, potenzialmente additivo,
comportando una de-strutturazione e de-funzionalizzazione del cervello umano.
In definitiva, la medicina e le
neuroscienze confermano l’estrema dannosità cerebrale (e perciò personale) del
consumo di pornografia. I nostri stili di vita e le nostre scelte personali non
sono indifferenti alla struttura e funzione del nostro cervello. È importante
perciò conoscere questi dati empirici per integrarli in una visione integrale
dell’essere umano (antropologia) che ci aiuti e ci guidi ad agire e comportarci
in favore della salute del nostro “organo” più importante.
[1] J Behav
Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi:
10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’introduzione
dell’articolo originale si legge: Most people use the Internet in a functional way. One
characteristic of functional, non-problematic Internet use is that the Internet
can be applied to achieve and fulfill needs and goals (Brand, Young & Laier, 2014)…functional Internet users are able to switch between
the Internet and other activities in a goal-adequate way.
[2] J Behav Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5.
Dall’abstract dell’articolo originale
si legge: Some individuals consume
cybersex contents, such as pornographic material, in an addictive manner, which
leads to severe negative consequences in private life or work.
[3] J Behav
Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi:
10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract dell’articolo
originale si legge: One mechanism leading to negative consequences may be
reduced executive control over
cognition and behavior that may be necessary to realize goal-oriented switching
between cybersex use and other tasks and obligations of life.
[4] J Behav
Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi:
10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’introduzione
dell’articolo originale si legge: However, in the last years a phenomenon emerged which
is often called Internet addiction. The phenomenon has not yet been
incorporated into international classification systems (ICD-10; DSM-IV-TR;
DSM-V; Dilling, Mombour & Schmidt, 1999; Saß, Wittchen & Zaudig, 1996), but Internet Gaming Disorder has been included in
the appendix of the DSM-V.
[5] J Behav
Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi:
10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’introduzione
dell’articolo originale si legge: Although the classification as behavioral addiction is
still discussed (cf., Brand et al., 2014; Charlton & Danforth, 2007; Davis, 2001;Kuss & Griffiths, 2012b; Kuss, Griffiths, Karila & Billieux, 2013; LaRose, Lin & Eastin, 2003; Meerkerk, van den Eijnden, Vermulst & Garretsen,
2009; O’Brian, 2010; Petry & O’Brien, 2013; Starcevic, 2013; Young, 2004),
many authors argue that the symptoms are comparable to those of addictions:
Affected individuals feel a strong urge to consume Internet content, have
reduced control over their Internet use, make unsuccessful attempts to reduce
Internet consumption, show symptoms of withdrawal when being offline, neglect
social and professional activities, and continue Internet use despite repeated
negative consequences (e.g., Griffiths, 2000; Morahan-Martin, 2008; Weinstein & Lejoyeux, 2010; Young, 1998).
[6] J Behav
Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi:
10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’introduzione
dell’articolo originale si legge: A key feature of Internet addiction is seen in loss of
control over consumption (Brand et al., 2014). The current study aims at better understanding the
mechanisms behind loss of control. We suggest that one of these mechanisms is a
failure to exert cognitive control over
cognition and behavior that is necessary to switch between the Internet and
other tasks of life in a goal-adequate way. Here, we concentrate on
cybersex addiction – a specific type of Internet addiction (see e.g., Davis, 2001; Kuss & Griffiths, 2012a; Meerkerk, van den Eijnden & Garretsen, 2006). A recent theoretical approach towards explaining
Internet addiction was suggested by Brand et al. (2014). Based on the cognitive-behavioral model of
pathological Internet use by Davis (2001), Brand et al. (2014).
[7] J Behav
Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi:
10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract
dell’articolo originale si legge: To address this aspect, we investigated 104 male participants with an
executive multitasking paradigm with two sets: One set consisted of pictures of
persons, the other set consisted of pornographic pictures. In both sets the
pictures had to be classified according to certain criteria. The explicit goal
was to work on all classification tasks to equal amounts, by switching between
the sets and classification tasks in a balanced manner.
[8] J Behav
Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi:
10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract
dell’articolo: We found that less balanced performance in this multitasking
paradigm was associated with a higher tendency towards cybersex addiction.
Persons with this tendency often either overused or neglected working on the
pornographic pictures.
[9] J Behav
Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi:
10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract
dell’articolo: The results indicate that
reduced executive control over multitasking performance, when being confronted
with pornographic material, may contribute to dysfunctional behaviors and
negative consequences resulting from cybersex addiction.
[10] J Behav
Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi:
10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dalla fine dell’introduzione
dell’articolo: The
results of the current study point towards a role of executive control
functions, i.e. functions mediated by the prefrontal cortex, for the
development and maintenance of problematic cybersex use (as suggested by Brand et al., 2014). Particularly a reduced ability to monitor
consumption and to switch between pornographic material and other contents in a
goal adequate manner may be one mechanism in the development and maintenance of
cybersex addiction. This seems to be particularly the case in persons with
higher psychopathological symptoms predisposing them towards developing
cybersex addiction.
[12] American Society of Addiction Medicine (ASAM). Public
Policy Statement: Definition of Addiction. Available online:
http://www.asam.org/for-the-public/definition-of-addiction (accessed on 30 June
2015).
[13] American Psychiatric Association (APA). Internet
Gaming Disorder. Available online:
http://www.dsm5.org/Documents/Internet%20Gaming%20Disorder%20Fact%20Sheet.pdf
(accessed on 30 June 2015).
[14] American Psychiatric Association (APA). Diagnostic
and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th ed.; American Psychiatric
Publishing: Arlington, VA, USA, 2013.





Nessun commento:
Posta un commento