Milano, 14 novembre 2015. Lezione magistrale del prof. P. Alberto Carrara, L.C., coordinatore del GdN (Gruppo di Neurobioetica) dell'Ateneo Regina Apostolorum di Roma e Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani presso la S.I.S.P.I. (Scuola Internazionale di Specializzazione con la Procedura Immaginativa). Riportiamo l'abstract della lezione. Per approfondimenti il prof. Carrara consiglia il recentissimo volume di Laura Palazzani, Il potenziamento umano. Tecnoscienza, etica e diritto, G. Giappichelli Editore, Torino 2015.
In questa lezione cercherò di fornire una sintesi
interdisciplinare all’emergente tematica del trans e post-umanismo. Muovendo da
due pilastri che ne costituiscono il contesto scientifico e culturale, cioè la
“cyber-cultura” e la “neuro-cultura”, riassumo il “sogno” post-umanista
contemporaneo in tre fasi o tappe:
§ Estrarre il cervello umano dal craneo,
cioè dalla corporeità.
§ Estrarre, dopo averla decifrato, la
coscienza dal supporto cerebrale e convertirla in informazione digitale.
§ Questa specie di “io” digitale potrà
vivere “eternamente” (come accadeva nel film Transcendence o in Lucy).
Chiarirò queste tappe, presentado, in primo luogo, i
fondamenti neuroscientifici, neurochirurgici, robotici, etc. che sono già oggi
una realtà e che offrono spunti remoti alla teorizzazione di un passaggio di
specie indotto dalla tecnologia, mi riferisco all’ipotetico passaggio dall’Homo sapiens al cosiddetto Homo cyber.
In secondo luogo, presenterò i retroscena filosofici
al pensiero post-umanista. Nell’epoca moderna, infatti, si realizzano tre
operazioni concettuali che oggigiorno sono alla base del post-umanismo:
l’escissione cartesiana delle due realtà che compongono l’essere umano, cioè,
la componente materiale (res extensa)
e quella psichico-spirituale (res
cogitans), di modo ché esse vengano a considerarsi realtà radicalmente
eterogenee e incomunicabili (Renato Cartesio); la seconda fase la porta a
termine il filosofo John Locke, che identifica la persona umana con
l’autocoscienza soggettiva; mentre la terza e ultima operazione la compie
Julien Offray de La Mettrie che, nella sua operetta L’uomo macchina svincola completamente il corpo dallo spirito
riducendo quest’ultimo alla coscienza attuale. Con de La Mettrie, la corporeità
umana viene vista come puro meccanismo.
Rifletterò su alcuni dei paradossi
emblematici del post-umanismo fondato su una definitiva realtà virtuale e sul
mito di una supposta “immortalità”.
Considerando
poi i risvolti pratici di questa filosofia in ambito bioetico e neurobioetico,
concluderò presentando una proposta antropologica realista che, dai dati delle neuroscienze e delle
applicazioni neuro-tecnologiche all’essere umano, riesca ad integrare, in un
contesto interdisciplinare, le molteplici dimensioni costitutive dell’essere
umano (una sorta di neuro-antropologia realista). Grazie alle riflessioni del
filosofo e neurobioeticista canadese Walter Glannon, concluderò questa lezione
volgendomi al cervello e alla corporeità integrale dell’essere umano che è la
persona umana. Questo movimento concettuale integrale si realizza attraverso
una vera e propria fuga dalla decomposizione cartesiana sostanziale ed
ontologica (fuggire da Cartesio!), verso una ricomposizione e riunificazione
dei due mondi, la mente e il corpo, all’interno di una visione integrale della
persona umana che non si riduce semplicemente e semplicisticamente ai suoi atti
accidentali (come l’autocoscienza lockeana), ma dignifichi la nostra corporeità
in tutti i suoi aspetti. Il nostro corpo non è un oggetto pieno di limitazioni
(fragilità, vecchiaia, malattia e morte) da cui fuggire ossessivamente, ma lo
spazio splendido di possibilità del nostro stesso sviluppo umano integrale. Non
ho un corpo, ma sono il mio stesso corpo!
Il post-umanismo non è altro che un’interpretazione
antropologica estrema e paradossale delle possibili soluzioni al “problema” del
rapporto anima-corpo/mente-corpo/mente-cervello, soluzioni che spesso danno il
“la” e alimentano certi miti di immortalità immanente.


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