Quest’oggi
dalle 15 alle 16:30 al Corso Estivo di Bioetica
2015 dell’Ateneo Regina Apostolorum la lezione Le
neuroscienze e la mente animale e umana del Prof. P. Alberto Carrara, LC. La presentazione PREZI si può seguire e rivedere
cliccando di seguito QUI. Offriamo una breve introduzione alla tematica
che verrà trattata tra poco.
“L’intelligenza degli altri”, così
titolava, riferendosi con il termine “altri” agli animali, la copertina di uno
dei volumi della Rivista Mente &
Cervello, il mensile di psicologia e neuroscienze italiano del giugno 2014[1].
In copertina mezzo profilo di un cane con lo sguardo fisso verso
il lettore, quasi ad interpellarlo: “sono anch’io intelligente come te?”. In
effetti, questo numero 114 della rivista italiana dedicava un intero dossier
all’argomento che tratterò in questa lezione intitolata Le neuroscienze e la mente animale e umana in occasione del 14º Corso
Estivo Internazionale di Aggiornamento in Bioetica dedicato alla tematica della
“Bioetica,
questione ambientale ed ecologia umana”.
Perché ci interessiamo
della mente animale? E soprattutto, perché la rapportiamo alla nostra di mente?
Il dossier “L’intelligenza
degli altri” ci risponde in pieno e costituisce il razionale di questa lezione:
«Le sorprendenti capacità cognitive
degli animali stanno cambiando il concetto stesso di intelligenza, spingendoci
a ripensare il nostro rapporto con loro». Questa frase innanzittutto ci
dice: gli animali possiedono, non soltanto una mente, ma sono capaci di
attività cognitive tali da porre in discussione l’esclusività umana di ciò che
chiamiamo “intelligenza”.
Sulla base di ciò che
consideriamo con il termine “mente” ed “intelligenza” applicato all’animale e
all’uomo si articolerranno, e di fatto si sono sviluppate, riflessioni
antropologiche ed etiche di capitale importanza che toccano in pieno la sfera
della bioetica. Come non ricordare, ad esempio, la proposta antropologica,
etica e bioetica del filosofo morale australiano Peter Singer il quale, sulla
scia del filosofo John Locke, iniziatore della cosiddetta “filosofia della
coscienza” in antitesi alla “filosofia della sostanza”, riducendo la persona
umana e la sua dignità all’attualità della sua autocoscienza arriva agli
antipodi di una difesa animalista che è pronta di fatto al sacrificio di vite
umane, embrioni, ma anche bambini cerebrolesi, anencefalici, persino esseri
umani in “stati alterati di coscienza”, quali il coma, lo stato di minima
coscienza e il cosiddetto “stato vegetativo”, private della loro dignità
personale.
Non
è perciò indifferente questo confronto tra mente umana e mente animale.
Nell’editoriale del
numero di Mente & Cervello dedicato
alla mente animale in raffronto alla nostra, Marco Cattaneo titola “Diversamente
intelligenti: storie di altri animali” e ci racconta: «Si fa presto a dire
intelligente. Almeno quando parliamo dei nostri simili, s’intende. Quando invece parliamo degli altri animali, di rado
siamo disposti a riconoscere loro doti intellettive simili alle nostre. E,
quando lo siamo, i nostri apprezzamenti sono rivolti soprattutto agli animali
domestici, i nostri compagni di vita. D’altra parte per millenni culture e
religioni hanno decretato la superiorità
dell’uomo sul resto del Creato». Cattaneo mette subito il dito sulla
piaga: la questione del discorso
ruota sostanzialmente, per dirla alla Max Scheler, sulla posizione speciale o
indifferente dell’uomo nel cosmo. L’uomo è un essere-nel-mondo,
ma con il mondo ha dei rapporti del tutto peculiari. L’essere umano possiede
una peculiarità qualitativa, che non sia soltanto frutto di una maggior
complessificazione quantitativa di strutture come quelle cerebrali oppure è una
“scimmia nuda”, certamente un pò più evoluta, ma sostanzialmente
indistinguibile essenzialmente da un qualsiasi bonobo?
La
questione non è di poco conto. Non a caso Cattaneo cita Darwin: «Poi arrivò Charles Darwin, a mettere in discussione il
nostro posto privilegiato nell’ordine naturale (e forse per questo è ancora
indigesto a molti)». Non a caso, Peter Singer mutua il darwinismo quale
interpretazione materialista dell’essere umano.
«E da
allora – cioè da Darwin – gli studi
sugli animali ci hanno riservato innumerevoli sorprese, portandoci, in un secolo e mezzo, a rivedere molte certezze infondate. E a riconoscere
che, almeno per specifici compiti, il cervello
di alcuni animali è persino molto più efficace del nostro».
Di quali studi stiamo parlando? Quali sorprese hanno
provocato? Quali certezze infondate ci hanno fatto rivedere?
Cattaneo
introduce il nostro organo “principe”, il cervello,
sottolineando la preminenza e pregnanza delle neuroscienze nell’ambito delle ridefinizioni del mentale umano ed
animale.
Alcune
di queste capacità cognitive saltano subito fuori da alcuni esempi che Cattaneo
pone nell’editoriale introduttivo al dossier: la “memoria sensitiva”, ad esempio, ma anche quella che viene chiamata
“intelligenza spaziale”: «C’è una
storia di memoria e intelligenza spaziale che mi ha sempre
affascinato, anche perché - come molti di noi - mi scordo dove ho messo le cose
con irritante frequenza. La nocciolaia
di Clark - uno dei cavalli di battaglia di Giorgio Vallortigara, grande
neuroscienziato, nostro storico collaboratore e autore di diversi libri di
successo sull’intelligenza animale - è un parsimonioso uccelletto del Nord
America. Quando fa provviste per l’inverno, costruisce mappe spaziali così
complesse da riuscire a occultare nei boschi razioni di cibo in migliaia di
nascondigli diversi. E quando ne ha bisogno riesce a ritrovarle a colpo sicuro
anche a distanza di settimane. Con la sola memoria spaziale, s’intende, senza
ricorrere all’olfatto.
Ma c’è
di più. Quando va a riprendersi il suo bottino, la nocciolaia di Clark lo fa in
modo selettivo: consuma
prima le risorse più deperibili, e lascia per dopo quelle che si conservano
meglio. In altre parole, non solo sa dove ha lasciato le provviste, sa “dove” ha lasciato “che cosa”. In
migliaia di posti diversi, ripeto. Ecco, ora provate voi». Dall’esempio della
nocciolaia, Cattaneo trasla subito la sfida a noi esseri umani. Il paragone
regge? La sfida va accettata?
«Ormai
sono innumerevoli gli esempi di incredibili storie di intelligenza animale. E vanno dalla formidabile
sensibilità degli elefanti per le vibrazioni alla singolare capacità dei
piccioni di distinguere tra dipinti di Van Gogh e di Chagall, dalle doti
matematiche di alcune specie a quelle emotive di altre. Nel dossier che trovate
in queste pagine vi raccontiamo qualcuna delle loro storie. E senza commettere
l’errore, fin troppo comune, di attribuire agli altri animali emozioni,
intenzioni e sentimenti umani, proviamo
a rileggere l’idea di intelligenza alla luce della mole impressionante di
ricerche condotte negli ultimi anni. Per scoprire che la nostra unicità non può
più essere banalmente considerata un sinonimo di superiorità».
Api, elefanti, primati,
... sembra proprio che gli studi più
recenti sugli animali e i loro comportamenti (basti leggersi il simpatico ed
articolato saggio di Frans de Waal intitolato Il bonobo e l’ateo) messi
in comparazione (e spesso in opposizione) con noi esseri umani, costituiscano
le nuove frontiere dell’antropologia.
Ecco una breve presentazione degli articoli di
questo dossier.
Noi e loro – di Anna Meldolesi. Proiettare sugli animali i
nostri stati d’animo è sbagliato, ma di certo le ultime scoperte stanno
cambiando il nostro rapporto con loro.
La personalità delle api – di Dalila Bovet. Le api sono proverbialmente
operose, eppure le consideriamo creature psicologicamente inferiori. Invece
questi insetti manifestano caratteristiche sorprendenti: alcune si rivelano
timide e casalinghe, altre sono esploratrici curiose.
Nella mente di Dumbo – di Paola Emilia Cicerone. Vivono in famiglia,
hanno abitudini sociali complesse e comunicano tra loro. Studi recenti mostrano
che, proboscide a parte, gli elefanti ci somigliano più di quanto pensassimo.
Macachi in sala giochi – di Christina Müller. I ricercatori del centro tedesco per lo studio dei primati di
Gottinga puntano l’attenzione sulle performance cognitive dei macachi
cinomolghi. Le scimmie mostrano un’intelligenza quasi pari a quella delle loro
«cugine» più grandi, le scimmie antropomorfe.
Prenderò
in rassegna questi 4 articoli che l’editoriale “L’intelligenza degli altri” ci
propone sviscerando ciò emerge dagli ultimi studi sulla mente animale per
chiarire, con l’aiuto di una prospettiva ontologica ed antropologica realista
che tenga conto delle ricerche neuroscientifiche di frontiera, se vi sia o meno
una una differenza di natura, essenziale e qualitativa tra la mente animale e
la mente umana, cioè tra l’animale e l’uomo, scegliendo quale ambito
privilegiato d’indagine il concetto e la realtà che denominiamo “intelligenza”.
Cos’è
l’intelligenza? È una nostra prerogativa esclusiva di noi appartenenti alla
specie Homo sapiens? Possiamo parlare
di “intelligenza” negli altri animali superiori? E come?
Il grande filosofo Jean Guitton nella sua opera Il lavoro intellettuale scriveva che «è
noto che in filosofia sono le articolazioni, gli allacciamenti i punti più
istruttivi: così è quando la materia sembra
emanare la vita e dall’animalità delle grandi scimmie sembra sorgere l’umanità. Nel punto d’origine si nasconde ciò che
più ci interesserebbe sapere» (Roma 1970, p. 70).
[1] Cf. AA.VV., L’intelligenza degli altri, Dossier, Mente & Cervello 114 (2014), pp. 24-47; http://www.lescienze.it/mente-e-cervello/2014/05/28/news/m_c_giugno_2014-2159190/;
http://www.lescienze.it/mente-e-cervello/2014/05/28/news/diversamente_intelligenti_storie_di_altri_animali-2159167/
.





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