di Alberto Carrara, LC
“Mister Facebook” Mark Zuckerberg ne è convinto: nel futuro del social network c’è la
telepatia!
Negli ultimi 5 giorni, dal 1°
luglio ad oggi, nella stampa nazionale italiana, si sta parlando di “telepatia”
quale prossimo futuro delle comunicazioni sociali. Come mai? Di che “telepatia” stiamo parlando? Quali
sono i fondamenti neuroscientifici di questa nuovissima frontiera della ricerca
sul cervello?
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| Brain-to-Brain Interface (B2B) |
Partiamo dalle affermazioni di
Mr. Facebook per introdurre a che cosa
ci stiamo riferendo. In un’articolo di Elena Tebano uscito giovedì 2 luglio
sulla sezione “cronache” del Corriere
della Sera (p. 24), ci si rifà alle recenti affermazioni di Zuckerberg che
nella consueta sessione di domande e risposte con i suoi utenti Fb ha detto: “credo che un giorno saremo capaci di
inviarci l’un l’altro direttamente pensieri complessi usando la tecnologia.
Potrete pensare a qualcosa e, se voi lo vorrete, i vostri amici saranno in
grado di vivere la stessa esperienza immediatamente. Sarà questa l’ultima
frontiera della tecnologia”.
Per Mr. Facebook la “telepatia” sarebbe “uno degli ovvi sviluppi della comunicazione”:
“ci sono – afferma Zuckerberg – poche, ma importanti tendenze nella
comunicazione umana che speriamo di migliorare... prima condividevamo solo
testi, ora postiamo principalmente foto. Nel futuro i video saranno ancora più
importanti delle foto. Dopodiché le esperienze di immersione come quelle della
realtà virtuale diventeranno la norma. Dopo ancora...”. Dopo ancora che?
“Dopo ancora, avremo il potere di condividere tutta la nostra
gamma di esperienze emotive e sensoriali con gli altri ogni volta che vorremo”!
Elena Tebano nel suo articolo
ci dice – riferendosi a queste affermazioni di Zuckerberg – “la cosa più
stupefacente è che potrebbe avere ragione”. Beh, stando alle ultimissime
ricerche nel campo delle interfaccie
cervello-macchina e cervello-cervello,
il panorama è davvero avvincente!
Presenterò nella prossima
settimana l’ultimissima ricerca sul sistema denominato “Brain-to-text” pubblicata sulla rivista Front Neurosci a giugno di quest’anno e che costituisce un
importante e capitale passo in avanti nella comunicazione uomo-macchina attraverso
il discorso immaginato.
Tornando all’articolo di Elena
Tebano sul Corriere della Sera del 2
luglio intitolato “Comunicare con la
telepatia. Il sogno di mister Facebook”, Andrea
Moro, neurolinguista e specialista nel settore, commenta gli sviluppi di
queste ricerche: “sembra fantascienza, ma da un certo punto di vista è già
reale perché siamo riusciti ad accedere alla forma che il linguaggio ha nella
mente umana... decodificare quella forma significherebbe leggere il pensiero”.
Ecco allora l’orizzonte del discorso: poter “leggere”
il pensiero umano attraverso la decodifica dei rispettivi correlati neurali
(cioè di ciò che accade nel nostro cervello quando pensiamo, immaginiamo,
vogliamo o desideriamo qualcosa).
Il professor Moro spiega così le
ricerche in questa frontiera: “siamo partiti considerando come è fatto il linguaggio umano, che fisicamente sta in due posti:
fuori dal cervello, dove è formato da onde sonore (le parole), e dentro il
cervello. Anche qui è costituito da onde, ma elettriche: sono gli impulsi con
cui comunicano i neuroni”. Una bella immagine, semplice e comprensibile.
“Ci siamo chiesti: che
parentela c’è tra le onde fuori e quelle dentro? Se inizio a pensare una frase,
che forma ha la sua onda prima che entri nella bocca e si trasformi in suono?”. Negli esperimenti di Moro sono stati
coinvolti dei volontari: “abbiamo rilevato le onde elettriche che si formavano
nella loro mente quando parlavano, e abbiamo visto che la loro forma era
straordinariamente simile a quella delle onde sonore... Poi abbiamo chiesto ai
soggetti di leggere mentalmente la frase senza parlare. Abbiamo visto che
succede la stessa cosa: la struttura del
pensiero linguistico imita quella del linguaggio sonoro. Quindi si può ipotizzare un apparecchio che
registra le onde elettriche del cervello e le rende leggibili senza la mediazione
del suono... Le onde del pensiero potrebbero essere comunicate direttamente
a un’altra testa lontana... Al momento ci sono solo dei limiti tecnologici”.
Ecco come il “sogno di Zuckerberg” già inizia a diventare realtà!
Nelle prossime settimane
approfondirò i risultati neuroscientifici di queste ricerche che vengono
ovviamente accompagnate da riflessioni
neuroetiche e neurobioetiche di estrema pregnanza per l’antropologia.


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